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martedì 2 dicembre 2008

mercoledì 12 novembre 2008

lunedì 15 settembre 2008

Pescara

Con tutto il rispetto, ci sono alcuni posti che non sono nella mia personalissima lista dei posti da vedere, mete che di certo non sceglierei per trascorrere una vacanza, o anche solo per un visita.
Ma da qualche anno, tra i motivi che mi spingono ad andare in giro, s'è aggiunto quello "musicale", un sorta di "turismo del pentagramma", andare in giro approfittando di un concerto in zona.
E così, tra un concerto dei Police a Torino, uno di Daniele Silvestri a Perugia, uno di Carmen Consoli a Napoli, uno di Mario Venuti ad Ancona, può capitare di ritrovarsi a Poggibonsi, a Frosinone o a Cerreto d'Esi, per seguire ancora Mario, o a Sant'Oreste per un concerto di Niccolò Fabi, posti che mai mi sarei sognato di visitare altrimenti.
E' capitato anche questo week-end, che da modenese, è diventato Pescarese.
La scusa, anche questa volta, era un concerto di Mario, in quel di Pescara; l'idea era quella di approfitare e fare un week-end fuori.
Ho scoperto una gradevolissima città, viva e organizzata, calorosa e ordinata, e ho deciso, nel mio piccolo, di fargli un piccolo spot, a beneficio di chi volesse trascorrere un paio di giorni all'insegna della buona cucina e del buon vivere.
A cominciare dall'Hotel, il Salus Hotel, sul Lungomare Matteotti, un albergo modesto ma dignitosissimo, con personale premuroso, gentile e simpatico, proprio sul mare, con tanto di spiaggia privata.
Prezzo modico e soddisfazione (nella misura in cui) garantita.
Poi la "movida pescarese" (meglio di quella che mi aveva colpito a Terni): due stradine della Pescara Vecchia (Via delle Caserme e Corso Manthonè) completamente ristrutturate e piene di locali (birrerie, ristoranti (anche giapponese e brasiliano), pizzerie, discopub, trattorie, vinerie, bar, caffè) tutti arredati con molto gusto, con personale gentilissimo e con prezzi "giusti", locali che di sera vengono presi d'assalto da centinaia (e centinaia) di giovani, una situazione che m'ha ricordato la Catania di qualche anno fa (quella di Bianco), piena di ragazzi per strada, estate e inverno.
Abbiamo mangiato, per due sere di seguito, al Chiodofisso, ottimi salumi e ottima carne alla brace, gestori e camerieri oltremodo gentili.
Bell'ambiente anche al Marni, qualche metro più in là, comodissime poltrone e buona birra, oltre che buon gusto (comune denominatore di tutti i locali) nel coniugare l'arredamento e la location, senza stravolgere o mortificare l'architettura del locale.
Per il dolce, tappa obbligata al Caprice, in Piazza Garibaldi (sempre là vicino), delizioso il gelato alla crema e il semifreddo di cioccolato bianco ai frutti di bosco.
Per chi avesse voglia di un buon pasto a base di pesce, vivamente consigliato il ristorante Oriente (a parte il fatto che il nome mi ricorda Lisbona), sul Lungomare Matteotti.
Abbiamo mangiato un'ottima frittura di pesci ("una crema", è stato detto), ma soprattutto una delle cose più buone che abbia mai assaggiato: il brodetto.
Un vero e proprio orgasmo culinario, un'orgia di sapori: ME-RA-VI-GLIO-SO!


Anche la "prova mare" è stata superata oltre ogni aspettativa, nonostante il fondale sabbioso, il livello dell'acqua basso (abituato nel "mio" Jonio, che a 2mt dal bagnasciuga si sprofonda a 3mt!) e il porto a pochi metri, l'acqua era limpida.
Nonostante la pioggia che ha rovinato il concerto e scassato i cabbasisi per tutto il week-end, siamo comunue riusciti a prendere un pò di sole e fare il bagno, oltre che a fare una meravigliosa pennichella postprandiale, con la preziosa collaborazione del sole e del ventarello.
Molto carino anche il Porto Turistico, anche se per arrivarci (dal Lungomare Matteotti) bisogna fare il giro di Peppe...però Berlusconi ha già promesso che farà costruire un ponte!
Avremmo voluto visitare la casa di D'Annunzio...ma il brodetto ha stravinto la gara!
Magari non ci andrei a passare le vacanze a Pescara, ma di certo non mi dispiacerà tornarci.

Peccato solo che, di ritorno a casa, ho trovato questa bella sorpresa.


domenica 14 settembre 2008

venerdì 11 luglio 2008

mercoledì 9 luglio 2008

Barbecue

Sarà'sto caldo, sarà che se manco una settimana al lavoro, ce ne vogliono 3 per recuperare, sarà 'sto maledetto buco 'naazzoto, sarà quel che sarà (stato) ma proprio non sono riuscito a scrivere.
E dire che di carne da mettere al fuoco ne avevo.

Per incominciare, un bellissimo concerto sabato sera, Meg alla Festa de l'Unità...ops, chiedo scusa, alla Festa dell'unità, hai visto mai che 'sti patetici pieddini si dovessero risentire per averli associati a quei mangiabambini di comunisti (vaffanculo! pacatamente e serenamente, ma vaffanculo!).
Il genere verso cui sta andando Meg non è uno dei miei preferiti (ormai la chiamano la Bjork de noantri), ma il concerto sabato è stato molto bello, lei ha una fortissima presenza scenica e, comunque, ha messo su uno spettacolo molto ben fatto, con ballerine e tanto di prestigiatore (niente nani, pare che Ueltroni si sia opposto, pacatamente, serenamente, ma altrettanto fermamente, perchè non voleva demonizzare l'avversario).
Ha una bella voce, è simpatica, disponibile e carina (che non guasta mai, o quasi) e, comunque, è legata ad una parte della mia vita (quande era la voce femminile dei 99Posse) che ricordo con piacere.
E poi, il concerto costava 5€uri, cosa da non sottovalutare, e infatti c'era un fottìo di gente, e anche un sacco di canne (questo retaggio, però, i pieddini non lo vogliono perdere, eh?).

Sabato, a Roma, sono iniziati i saldi.
Non che avessimo soldi da spendere, ma anche per buttare un occhio al nuovo, ennesimo, più grande centro commerciale d'Europa, ci siamo buttati nelle danze.
Inutile dire che abbiamo comprato ben poco (qualche jeans a 25€uri), aspettiamo i saldi dei saldi. Ho notato, però, che le vere e proprie "code" ai negozi, erano solo davanti alle insegne delle grandi griffe, quasi come quelle che, quotidianamente, vedo alla mensa vicino il mio ufficio.

Lunedi, concertone di Daniele all'Auditorium.
Su Daniele, e sui suoi concerti, ho finito ormai le parole (del resto, sarà stato il 1000simo concerto), e rischierei di essere ancora più retorico di quanto già non lo sia di mio.
Ma ogni volta è un'emozione e una sensazione diversa.
Lunedi, poi, era la prima volta all'auditorium, quindi tutto un altro sapore.
Ah, finalmente è riuscito a duettare, dal vivo, con il Bove: guest star, Franco!
Bello, Bello, Bello!




Ieri pomeriggio, tardo pomeriggio, ho fatto un salto a Piazza Navona.
Sono preoccupato.
Mi trovo d'accordo con molte delle cose che dice Di Pietro (perchè a me piace notare ciò che mi unisce agli altri, non ciò che mi divide da loro), e a giudicare dalle bandiere rosse in piazza ieri, sono molti a pensarla come me (ce lo volete dare un leader serio, credibile e carismatico, perfavore?).
Ma Veltroni, invece, s'indigna.
S'indigna perchè una manifestazione contro Berlusconi, diventa una manifestazione contro il PD.
S'indigna perchè Grillo fa notare che è vergognoso che Napolitano appoggi il lodo.
S'indigna perchè a lui piace manifestare in autunno, non sotto il solo cocente di luglio.
E se, invece, provasse a dire qualcosa di sinistra e provasse a fare opposizione, magari anche serena e pacata, ma pur sempre opposizione?
Non ho molto apprezzato l'intervento della Guzzanti.
Per i modi e i termini (non che io sia un moralista bacchettone, eh!), la reputo più intelligente di quanto ha dimostrato ieri, sparando a raffica contro tutti e tutto, sperando di colpire un qualche bersaglio.
Che poi avesse ragione sul fatto che sia uno sfregio che (anzi, se) la Carfagna è ministro per un (o più) pompino, su questo non ci piove.

Ieri sera, infine, grande attesa per l'evento: Pino Daniele Live, in diretta da Napoli, su Rai Uno.
M'ero preparato psicologicamente, m'avevano pure fatto commuovere all'inizio, con l'omaggio a Massimo Troisi, ma sono bastati pochi minuti per farmi stramaledire la Rai, la Carlucci, la Prestigiacomo e, ovviamente, Berlusconi (oltre a Bassolino e la Iervolino).
La diretta era solo un subdolo mezzuccio per sponsorizzare una fantomatica "rinascita" di Napoli.
E così interruzioni ogni 2x3, pezzi tagliati, pubblicità lunghissime, interviste a personaggi improbabili e il ministerodellambiente che aleggiava su tutto e tutti.
Che schifo!
M'hanno rovinato la serata.
Unica soddisfazione (non da poco) la crisi di rigetto di Piazza Plebiscito nei confronti del reuccio giggidalessio.

martedì 3 giugno 2008

domenica 18 maggio 2008

venerdì 15 febbraio 2008

Olmo

Lui è Olmo, il mio nuovo amico.
Mi sono sempre piaciuti i bonsai, perchè mi sono sempre piaciuti gli alberi e l'idea di poterne avere uno tutto mio sempre a portata di mano, mi ha sempre esaltato.
Ma ho sempre pensato che, curare un bonsai, era un impegno che non sarei riuscito ad onorare, perciò mi sono sempre accontentato di sognarne uno.
L'altra sera S., evidentemente commossa dal fatto che, puntualmente, mi ipnotizzo quando passo davanti ad un bonsai, s'è presentata con un bonsai, Olmo, appunto.
E' bellissimo, vero?
Me ne sono innamorato subito (di Olmo, chè di S, lo ero già).
Spero tanto di riuscire a non farlo morire, ho cominciato a studiare (questa è una delle cose per cui amo il web!) e mi sono ripromesso di mettercela tutta, perchè il ripiano degli hobbies dismessi è già stracolmo, e poi, ho un sogno nel cassetto che, prim'o poi, devo realizzare.
Creare un bonsai del mio albero preferito, un ulivo bonsai, magari come questo.
C'è da dire che, essendo calabrese, ho il pollice geneticamente modificato, almeno così dicono.

martedì 6 novembre 2007

giovedì 25 ottobre 2007

Io sò testardo...

No, non sono così bravo col Photoshop, questo fiore è nato proprio dove lo vedete: sul nostro balcone!
Ma non in un banalissimo vaso, con dentro del convenzionalissimo terriccio.
Questo fiore ha deciso, caparbiamente, di spuntare tra una mattonella, e un'altra.
Fiero e altero, svetta dal 4° piano facendosi beffe di tutto ciò che lo circonda e puntando dritto verso la ringhiera, sembra voler dire "...perchè io sono io, e voi nun siete un cazzo!".
Perchè è così, la natura se ne catafotte di tutta l'attenzione che adopri nel curare le tue piante, puoi doparle con sangue di bue o seguire pedissequamente tutte le (inutili) istruzioni sul retro delle bustine di semi, se Lei ritiene che quel fiore, quella pianta di prezzemolo o quel peperoncino non devono nascere lì, in quel momento, puoi stare certo che sprecherai tempo e cuore: in quel vaso crescerà solo la gramigna!
Ma quando ha deciso, non c'è diserbante o maltempo che regga!
Come quella gramigna (dalle mie parti si chiamano "cannemasche") che, testardamente, decise che doveva nascere nel bel mezzo della camera da letto dei miei zii.
Almeno avesse avuto una lontana somiglianza con un'unghia del piede di Padre Pio, avremmo potuto tentare di tirarci su un biznez.
E' guardando questo fiore nato sul nostro balcone che ho pensato (dopo aver tentato, invano, di non canticchiare "...sui monti di pietra può nascere un fiore...") che dobbiamo aver fiducia in Madre Natura, perchè Lei ha un piano, un piano grande e a noi incomprensibile, un piano che, malgrado noi, Lei porterà a termine, per il bene di tutti.
E' stato guardando questo fiore e meditando sui grandi sistemi, che mi sono detto: ma allora che cazzo c'entra Mastella?

-7

giovedì 4 ottobre 2007

lunedì 24 settembre 2007

Il capisaldo

"Buonasera e benvenuti a Guidonia [...] e ringraziamo quindi il sindaco di Guidonia [omissis] per questa prima scelta e diamo il benvenuto ad un capisaldo della nostra cultura cantautorale italiana....DANIELE SILVESTRI!"
Esordisce così, con oltre mezz'ora (canonica) di ritardo, il "presentatore" del concerto, avvisando(ci) pure di non andare via dopo la fine del concerto, chè il cantautoredanielesilvestri riceverà, nientepopòdimenoche, dalle mani del sindaco di Guidonia (che durante il concerto credo di scorgere a lato palco, accompagnato da una procace indigena in abito da sera) un premio per un non meglio specificato merito.
Inutile dire che, da quel momento in poi, Daniele è stato apostrofato "...a capisardo!".
Grazie alla complicità di Vica, mi aggrappo alla transenna e nel frattempo l'immensa piazza va riempiendosi.
Arriva Daniele, si comincia, come al solito, con Marzo 3039.
Sul palco dovrebbe arrivare un ospite, per l'ennesima volta mi era arrivata voce di una A me ricordi il mare fatta in due, Daniele preannuncia una sorpresa, un ospite....sarà il Bove?
Niente affatto, e il set da percussionista già allestito ci fa capire che l'amico ritrovato è il grande Ramòn, finalmente libero dalle grinfie della Bandabardò, che se l'è tenuto in tour per ben cinque anni!
Che bello rivederlo sul palco, che bello risentire la tromba e che bello vedere Daniele che,seduto al piano, alza lo sguardo sorridente ogni qual volta Ramòn ci soffia dentro.
E' proprio vero, la musica è l'unico linguaggio universale.
Il concerto è sempre lo stesso, Daniele, all'inizio, mi sembra un pò corrucciato, quasi come l'avvocato di Che bella faccia.
Ma è solo una mia impressione, o forse man mano che la piazza si riempie e che il calore del pubblico arriva fino ai musicisti, Daniele si scioglie, e ritorna quello di sempre.
Una fantomatica "direzione" ha deciso che le prime file non possono fare foto, perciò, dopo pochi scatti, ripongo la mia Nikon e mi godo lo spettacolo immortalandolo nella mia memoria (che non arriva ad 1GB, ma contiene abbastanza roba).
Da un concerto all'altro, ho la capacità di scordare i pezzi in scaletta, e così mi sembra che Manifesto a Perugia non ci fosse, ma a Guidonia c'è.
C'è, ovviamente, la nuova, spassosissima, versione de Il flamenco della doccia (con tanto di testo dimenticato e suggerito da Maurizio) con rima baciata adattata a Cristicchi e c'è anche una versione "sperimentale" de La paranza, che, anche se continua a non convincermi affatto, non può non coinvolgermi ritmicamente.
Tra una pausa e l'altra, un gruppetto continua a chiamarlo "capisaldo", ma Daniele non raccoglie, o non sente, raccoglie invece il commento di qualcuno, in lontananza, che gli chiede che colore abbia la quiete, "E' che sò daltonico, e ancora non l'ho capito", risponde Daniele.
Senza la responsabilità della macchina fotografica, mi godo ancora di più quei pezzi che, in questi anni, ho sempre bistrattato e che per questo, ho sempre ascoltato distrattamente, canzoni che, nell'arrangiamenteo di questo tour, ho imprato a capire, ad ascoltare, ad amare: Aria, L'autostrada, La bomba e l'ultima Mi persi.
Poesia, allo stato puro.
Si avvicina la fine del concerto, e il pubblico comincia con la consueta richiesta (comincio ad odiare questo momento!), ma questa volta, al coro "co-hi-ba! co-hi-ba!", si aggiunge un'altra, più opportuna, richiesta: "Daniè! Facce testardo!"
E così, introdotta da un "...a gentile richiesta", arriva l'inno bergamasco per eccellenza.
Che bei momenti!
Anche se, e solo chi c'era può capire, la versione che Daniele fece in duetto con Max Gazzè a Capannelle qualche anno fa, resta memorabile!
E' arrivato il momento tanto atteso, volo solo andata per Cuba, omaggio al paese di Ramòn, chiosa Daniele.
Ma mentre riaccorda la chitarra, alle spalle del palco partono i fuochi d'artificio di una qualche festa patronale (mi sa che, novelli Don Camillo e Peppone, sindaco e parroco di Guidonia si siano pestati i piedi, altrimenti non si spiega perchè concerto e spettacolo pirotecnico si siano accavallati), lo faccio notare a Daniele, il quale si gira e dice "..su questa canzone i fuochi ci stanno bene!".
Inizia la favola cubana, e mentra l'America ci osserva con sospetto, noi cominciamo a defluire, chè mica vogliamo fare la fine di Guzzanti sulla tiburtina, e così, allontanandoci dal palco, lo spettacolo delle fontane di fuoco che sovrastano il palco ci ripaga alla grande per il mancato finale.
In macchina chiedo al mio amico Emilio, trascinato ad un concerto di Daniele per la prima volta, cosa gliene sia sembrato, "Proprio bravo...e proprio bello lo spettacolo".
Ne sono orgoglioso, quasi come se avessi un qualche merito nella bravura di Daniele.
E ora inizia l'attesa per il tour invernale, perchè, salvo improbabili cambiamenti, questa era la mia ultima tappa del Latitante Tour Summer Edition.
Venceremos, por esto, venceremos.

venerdì 21 settembre 2007

"My Sky" contest

L'idea è sua, è un contest senza premi e, verosimilmente, senza nemmeno vincitori.
Questo è il "mio" cielo, fotografato stamattina alle 8.00.
E questo cielo, è uno dei motivi per cui adoro la casa dove vivo ora, non c'è bisogno di fare nessuna acrobazia per vederlo, basta uscire sul terrazzo, e se ne è subito avvolti.
Peccato solo che la parte della casa rivolta verso i Castelli, sia parzialmente (ma irreparabilmente!) condizionata dalla casa di fianco, l'unica nell'arco di diverse centinaia di metri, abbastanza alta da mettersi in mezzo, tra me e il panorama tutt'intorno.

martedì 18 settembre 2007

domenica 16 settembre 2007

Sil@Perugia



E dopo la pausa estiva, si riparte, si ritorna on the road!
Mi mancava il mio turismo musicale e meno male che ho trovato in S. una complice perfetta, così, appena c'è una data a portata di...mano, sono (abbastanza) certo che sarà ben felice di partire.
Arriviamo presto, troppo presto, sul luogo del delitto, Perugia è bella, mi è sempre piaciuta, ma dopo un paio d'ore (e un gelato pessimo!), ne avevamo già la scatole piene.
Aspettiamo, pazientemente, che si faccia l'ora di cena e, nel frattempo, seduti sulle scalinate, ci godiamo l'umanità varia che ci passa davanti, nutrendo la vana speranza di riuscire ad assistere al sound check, che non riusciremo a scoprire se, effettivamente, Daniele abbia fatto oppure no.
Per cena ci concediamo il lusso di un ristorante di quelli da guida Michelin ("primo in Umbria per rapporto qualità prezzo", recita una scitta sulla porta d'entrata). A parte le porzioni, che per un calabrese e una siciliana sono un'offesa alla sacralità della tavola, effettivamente mangiamo bene (ma poco!) e le improbabili "fettuccine di crusca ai ceci, lardo di colonnata e melone" si rivelano una vera quisitezza.
Ritorniamo in piazza giusto in tempo per assistere al gustosissimo spettacolo di un gruppo di percussionisti (il presentatore si affretta a sottolinearne la condizione di "dilettanti", prima di darli in pasto alla piazza!), gli "Ohibò", gruppo che si meriterà un posto nei saluti finali di Daniele, con tanto di invito, rivolto alla piazza, ad informarsi sulla bella storia che c'è dietro.
C'è ancora spazio per inserirci a ridosso delle prime file.
Con la canonica mezz'ora di ritardo, si palesano sul palco i musicisti.
Dopo tutti, compare Daniele, jeans e felpa blu, imbraccia la chitarra e si parte con Marzo 3039.
La piazza è stracolma, Daniele lo sottolinea, più volte.
Davanti a noi stazionano 3 idiote con due cani (uno è un dolcissimo e spaurito, oltre che enorme, maremmano, o 'na cosa simile), la loro idiozie era tutta nel fatto che erano convinte di essere amanti degli animali e, in particolare, dei loro cani, che avevano trascinato al concerto a prendere polvere, paura e calcioni.
Vorrei conoscerle, per poterle denunciare alla protezione animali!
Su Che bella faccia parte la coreografia, si alzano dalla prima fila dei palloni gonfiati con uno smile disegnato sopra, mi è sembrato di riconoscere qualcuno/a del fan club tra i coreografi.
Sono trascorsi un mese e una manciata di concerti da Civitavecchia, e la differenza si nota.
Lo spettacolo è ancora più rodato e ci sono parecchie variazioni sul tema, tra cui la definitiva promozione a "musicisti" di due tecnici, che danno una mano ale percussioni e ai cori, e una versione ancora più flamencata de Il flamenco della doccia.
Manca, invece, Testardo, che, evidentemente, viene eseguita solo entro le mura amiche, quindi non mi resta che aspettare domenica prossima, sperando che Guidonia sia suolo amico!
La scaletta è sempre la stessa, forse viene invertito l'ordine di alcune canzoni, mi sembra, per esempio, che La paranza slitti in avanti (permane la sensazione di "fastidio" stampata sulla faccia di Daniele quando la fa: finge o è realmente "infastidito"?).
Due curiosità: su Domani mi sposo, l'orario della funzione (undicievventi) coincide con l'orario in cui Daniele canta la strofa; su L'autostrada (questo tour, fra le altre cose, ha il merito di avermi fatto innamorare di questa canzone e avermi stampata in mente la frase e tirava una brezza che dava un colore alla quiete) , quando Daniele nomina la chiesa, alle nostre spalle rintocca il campanile.
Mi piace, come sempre, girarmi intorno, e registrare lo stupore generale di chi non conosce Sogno B, vederli ridere di gusto o, rassegnati, concordare annuendo.
C'è ancora il tempo di litigare con una ragazzina che, fresca e tosta, voleva fregarmi il posto faticosamente guadagnato...oh, sò aggressivi i gggiovani d'oggi!
Parte il Dj-set, arrivano gli "ncruattàti", è il momento di saltellare con Gino, la sua alfetta e Salirò.
Salutano e vanno via, ma la gente vuole una sola cosa (ancora), e lo urla a gran voce.
Risalgono sul palco, c'è Aria, e la gente lo travolge di applausi, e non è roba da non tenere in conto, visto che è un concerto in una piazza e se non tutti sono lì non sapendo chi sia su quel palco, molti erano lì per sentire La paranza.
E' arrivato il momento tanto atteso da molti, si va a Cuba; il viaggio dura poco, lo spazio di una canzone e di diversi "venceremos" gridati a gran voce.
Cominciano a dirigersi verso la batteria ma, contrariamente al solito, Daniele non invita il pubblico ad andare via (chè tanto "questo finale è per noi, non per voi"), questa volta, visto che la festa è riuscita così bene, invita tutti a restare, e condividere con loro il momento in cui la musica ritorna all'approccio iniziale, quando è puro divertimento.
Grazie per aver musicato queste altre due ore (e passa) della mia vita, ci vediamo domenica prossima, Daniè.

PS: mentre stavano ancora montando il palco, una coppia di turisti stranieri ci si avvicina e ci chiede chi fosse il "singer" del manifesto e, soprattutto, che genere di musica suonasse. Che genere di musica fa, Daniele???

venerdì 7 settembre 2007

Senza parole


Insegna che fa bella mostra di sè sulla trafficatissima Via della Serenissima, a Roma, all'altezza del civico 155.

martedì 28 agosto 2007

venerdì 3 agosto 2007

Sil@Civitavecchia




Questa volta la trasferta non è poi così lunga, non oltrepassiamo neanche i confini della provincia, ma la A12 deve essere costata parecchio, visto che si paga sia in entrata che in uscita!
Recuperati i vari pezzi per strada, dopo aver razziato dolci e patatine all'aneto all'Ikea, ci dirigiamo verso Civitavecchia.
Pensiamo di essere in ritardo mostruoso, anche per colpa di qualche strada sbagliata (ce l'hai il navigatore?...e perchè diamine non lo usi??), ma , come nella migliore tradizione, il concerto deve ancora iniziare.
Non c'è molta gente, quella che c'è non è in assetto da concerto, e perciò riusciamo, abbastanza agevolmente, ad arrivare sotto palco, a qualche metro dalla transenna.
Giusto il tempo di guardarci intorno, che le "luci di cortesia" si spengono.
Evidentemente Daniele, da dietro le quinte, spiava in attesa di scorgermi tra il pubblico.
Inizia il concerto.
La prima è, come anche a Roma (se non ricordo male), Marzo 3039.
I pezzi scivolano via, le presentazioni (e questo un pò mi dispiace) ricalcano quelle del Fiesta.
Sarà la vicinanza al palco, sarà l'aria salmastra o la nafta che respiravo a pieni polmoni, ma il sound mi sembra vagamente più tosto, più "rock".
Ma non mancano i momenti intimi e toccanti, e così, nonostante le abbia ascoltate centinaia di volte, Aria, Mi persi e La bomba mi mettono i brividi addosso.
Aspettavo, impaziente, un ospite sul palco; mi era stato detto, infatti, che c'era la concreta possibilità che a Civitavecchia ci fosse anche Andrea "Bove" Leuzzi.
Ospite doveva essere, e ospite fu.
Ma, a sorpresa, da dietro le quinte esce un ospite di peso: Ramon!
Inevitabile, a questo punto, 1000 € al mese, non provata, non prevista, ma assolutamente da fare.
Come al (mio) solito, spesso e volentieri mi guardavo intorno per scrutare gli sguardi del pubblico.
E' una situazione strana, è un concerto gratuito (come molti altri di Daniele ho visto negli anni), ma in una piazza e, guardando la gente intorno a me, mi sono reso conto che era la mia prima volta.
Gli altri concerti di Daniele, anche quelli gratis, erano comunque in un contesto che prevedeva una selezione all'origine, invece qui mancavano solo gli anziani cone le sedie portate da casa.
E così, ai già noti sguardi ammirati di fan avvezzi, ad incolpevoli bimbi che si addormentano sulle spalle dei papà, si aggiungono gli sguardi di chi pensava che Daniele fosse "quello di Salirò" o, peggio ancora (IMHO!), "quello della Paranza" (anche a Civitavecchia mi è sembrato di notare un certo disagio di Daniele al momento di fare La paranza, sembrava piuttosto una pratica da sbrigare, che un pezzo in scaletta), e invece si trova davanti un signor Musicista che diverte e si diverte, che non occupa la scena ma divide e condivide il palco con i suoi musicisti, generoso come pochi.
Vedere le loro espressioni cambiare di volta in volta che si palesavano loro le varie e diverse "anime" di Daniele è stata una grande soddisfazione, come sicuramente soddisfatto era il ragazzo di fianco a me che, alla fine di ogni pezzo, si girava verso i suoi amici e diceva loro: "...e da oggi in poi non voglio più sentirvi parlare male di Daniele Silvestri!".
E alla fine, sbigottimento totale e generale per il finale alla batteria, una cosa dell'altro mondo per chi non conocsce Daniele, per noi, invece, l'inequivocabile segnale che il concerto è finito.
Grazie, ancora una volta, Daniè.

domenica 1 luglio 2007

Metti una sera...

...di prima estate. Una bella serata fresca, dopo una settimana di temperature africane.
Poi prendi il cassero di una fortezza medicea, costruita nel bel mezzo delle colline senesi, circondata da vigneti e poderi che rivivono come agriturimi e B&B, immersi in un verde che rilassa anche solo a contemplarlo.
Piazzaci in mezzo un bel palco, chiama un artista che sappia accordarsi con questa scenografia naturale, senza turbarne l'equilbrio e spera che la luna faccia il resto.
Ecco, è questo quello che devono aver pensato quando hanno pianificato gli spettacoli per l'estate 2007 a Poggibonsi
.
Certo, non potevano prevedere che, per tutta la serata, un vento indisponente avrebbe imperversato agitando il
simbolo del Sulu Tour, che, minacciosamente, incombeva alle spalle di Mario.
Ma il resto, tutto il resto, era perfetto.
E così, ecoci di nuovo on the road, io e Silvia, per l'ennesimo concerto di Mario, altri chilometri macinati in giro per l'Italia, a vedere posti che mai avremmo immaginato di voler visitare (Poggibonsi, per esempio, ma anche Cerreto d' Esi o Frosinone!), ma anche trovando un'ottima scusa per trascorrere un week end fuori, e sprofondare nella tranquillità di una piscina con vista sullo
skyline più bello d'Italia.
Come al solito, non vogliamo perderci il soundcheck, anche perchè è l'unico modo per scambiare quattro chiacchiere con Mario, e così, di buon'ora, raggiungiamo il
Cassero.
Il posto, effettivamente, è stupendo, c'è una vista meravigliosa, se non fosse per un rudere che si staglia cadente dietro il palco, in bella mostra, visto che a causa del vento, hanno deciso di non mettere il solito panno nero alle spalle di Mario. Qualche minuto di attesa, passato a scherzare con i ragazzi del service e ad arrufianarci gli organizzatori dell'evento (sforzi premiati con la primissima fila riservata, a dispetto degli sponsor, relegati dietro di noi!), e arriva Mario.
Da lontano ci vede, ci riconosce (quasi) subito, gli esce un "ohhh" a metà tra la sorpresa e la rassegnazione (però, era più gratificante quando si sorprendeva di trovarci in luoghi inconsueti e lontani dalle nostre solite rotte) e si dirige verso di noi. Gli andiamo incontro.
Sembra rilassato, tranquillo, invece è in trance post pennichella. Anche lui vittima del microclima delle colline senesi, ci racconta di aver preso la stanza in un agriturismo (che i più feticisti/e/y poitranno ammirare nella prima foto), di essersi affacciato dalla finestra, aver goduto della vista per qualche secondo e poi, richiusa la finestra, di essere sprofondato
nel sonno che solo i giusti sanno assaporare. Gli chiedo com'è stato ritornare a suonare dopo questa breve pausa, ci dice che non se ne è ancora reso conto, tant'è che, salito sul palco per provare, ci scherza su, chiedendosi/ci chi sia, come si chiami e cosa ci faccia su quel palco. Il soundcheck fila via liscio, come non eravamo poi tanto abituati e come ci ha abituati in questo Sulu Tour. C'è anche il tempo per un siparietto con Ermanno.
Pensando di fare cosa utile e gradita, hanno implementato la strumentazione sul palco con una sorta di pedale da grancassa, riposto sotto lo sgabello, cosi che, nei pezzi in cui Mario si aiuta con il piede per tenere il tempo, il suono sia più forte e, soprattutto, costante, e non diverso a seconda della suola o del palco.
La cosa gli provoca non pochi disagi e io lo prendo in giro dicendogli che gli manca solo l'armonica, e lui completa la frase rispondendomi "...così poi sembro Bennato!".
Finito il soundcheck, calato anche il sole, molto più prosaicamente, cominciamo a pensare a come/dove/quando cenare, nel frattempo è arrivata anche la diligazione di PdF e così decidiamo di andare a mangiare qualcosa
insieme. Spazzolato lo spazzolabile (e anche qualcosa in più!), ritorniamo in postazione, un pò di attesa, e Mario ritorna sul palco. Tira vento, e noi che indossiamo la collezione estate piena, ne paghiamo le conseguenze, a niente servono i faretti a pochi centimetri da noi: fa freddo! Se ne accorge anche Mario, che chiede se si può chiudere la porta che fa corrente. Una parte del pubblico (gli invitati d'onore!) bisbiglia rumorosamente, in continuazione, in maniera indisponente. Mario interrompe Echi d'infinito, chiedendo (e questa volta sono d'accordo con lui!) un pò di silenzio. Riprende, la conclude in un silenzio assordante e chiede scusa (lui!) per aver rimproverato il pubblico, giustificandosi col fatto che, se non c'è silenzio, non si possono sentire gli echi d'infinito! Il rudere, alle spalle di Mario, non si vede, il granchietto (o qualsiasi cosa esso sia o rappresenti) ha smesso di ondeggiare, la luna campeggia protettiva sul palco e il pubblico (numeroso) è completamente rapito da Mario e dalla sua musica.
Gli applausi si sprecano e il repertorio più famoso è cantato in coro un pò da tutti. Mario è piacione, oltre al copione, scambia quattro parole con il pubblico, rimproverando chi, investito dal fascio di luce dei faretti, si nasconde: anche lui vuole vedere in faccia noi!
Il bis è chiesto a gran voce e la fine del concerto è accompagnata da una standing ovation. Il camerino non è dietro il palco, ma nella fortezza, a diverse decine di metri dal palco, così la consueta posa degli autografi diventa un comico inseguimento, con Mario combattuto tra la necessità di prendere meno freddo possibile e la voglia di non deludere chi voleva stringergli la mano o ricevere un autografo.

E anche questo concerto è andato.




Edit: non capisco perchè non si riesce ad aprire il link alla foto qui sopra. Per rimediare, eccovi il link diretto.