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lunedì 18 gennaio 2010

Re-Live

Non ricordo quando è stata la prima volta.
Non ricordo, a dire il vero, neanche l'ultima.
Ciò che so, è che mi hanno accompagnato per un decennio.
Erano appena iniziati gli anni '90, i miei primi anni di università, coltivavamo l'illusione che il pool di Mani Pulite avesse davvero fatto voltare pagina all'intera nazione.
Avevamo la percezione che qualcosa, finalmente, stesse per cambiare.
Non sapevamo chi fossero, e dove fossero, i buoni. Ma avevamo chiaro in testa chi fossero i 'malamente'. O almeno così pensavamo.
Craxi lo prendevamo a monetine, Andreotti lo chiamavamo mafioso, De Michelis era un viscido puttaniere.
Non c'era spazio per gli inciuci, le larghe intese.
Pensavamo che la crisi della sinistra fosse passeggera, e che Berlinguer ci avrebbe guidato anche dall'aldilà.
Credevamo in Bertinotti.
Abbiamo avuto (datecene merito) da subito, la sensazione che Berlusconi fosse un male assoluto.
Non lo abbiamo mai sottovalutato.
Erano gli anni del fenomeno dei Centri Sociali.
Non ho mai fumato in vita mia e la gente che (pur potendo) non si lava, mi stava sulle palle già allora, eppure, i CSOA mi piacevano.
Il fermento culturale che c'era al loro interno era stimolante. Anche più delle canne.
Ci sentivamo come degli indiani nelle riserve, convinti che di lì a poco avremmo sferrato l'attacco decisivo, e avremmo cambiato il mondo.
Avevamo individuato un nemico bello grosso da combattere: un sistema che ci faceva schifo.
C'era tanta musica nei Centri Sociali. Molta è rimasta lì. Altra ha cambiato abito e ha spiccato il volo. Altra ha resistito finchè ha potuto. Poi ha mollato.
Tra i tanti, c'erano loro. Forse i più famosi. Di certo quelli che ho seguito più di tutti.
Ne ho visti tanti di loro concerti. Una volta ho persino fatto da servizio d'ordine.
M'hanno fatto ballare. Cantare. Incazzare. Pensare.
Poi, un giorno, hanno detto basta!
Più o meno una decina d'anni fa. Si sono accomiatati con un 'the best of'.
Quel treno, partito da Napoli 10 anni prima, era arrivato all'ultima stazione.
Ognuno ha cercato una strada da percorrere. Tranne qualche raro exploit, solo Meg ha fatto (altra) strada.
Ora sono tornati.
Non so se hanno cose nuove da dire. Magari sarà un delusione vederli, invecchiati, scimmiottare se stessi giovani.
Ma non lo saprò mai, se non ci andrò.






http://marcomedaglia.blogspot.com/2010/01/re-live.html

lunedì 9 novembre 2009

The wall

C'è un ricordo, impresso a fuoco nella mia memoria.
Correva l'anno 1982, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da Wikipedia, mi spingo fino a dire che era un giorno tra marzo e giugno di quell'anno.
Ancora non avevamo vinto il 3° mondiale, anzi, Paolo Rossi era uno che si vendeva le partite, Bearzot un fallito e Pertini...no, lui no, lui era già quel grande che è sempre stato.
Non divaghiamo.
Era un giorno di primavera dell'82 e io, come ogni giorno, mi lamentavo con mio padre perchè mi costringeva a vedere il telegiornale (chè mica c'erano canali con telegiornali 24h su 24: perso il tg di pranzo, ti toccava aspettare quello della sera!).
La particolarità di quel giorno fu che mio padre cercò di argomentarmi quella (che a me sembrava una) tortura.
Era il periodo della Guerra delle Falkland, non so se risponda a verità, ma le notizie di quel tg, nei miei ricordi, sono lette da lui, e mio padre mi spiegò che avrei dovuto stare attento, perchè quelle notizie sarebbero state la storia che avrei studiato negli anni successivi.
Quella frase mi folgorò.
Era come se, tra sumeri, egiziani, papi, re, imperatori e guerre varie, sui libri di storia, potessi trovare spazio anche io.
C'è da dire che la spiegazione, comunque, non mi bastò, allora.
Ma le mie lamentele non convinsero mio padre a cambiare canale (che poi, quanti canali ci potevano essere all'epoca? mah!).
Qualche anno dopo, quella frase di mio padre mi rimbombava in testa, mentre in tv scorrevano le immagini festose dei berlinesi che abbattevano il muro.
La sensazione, palese anche per un 16enne, era che, da quel giorno, niente sarebbe stato più come prima.
Quel giorno mi godevo la storia che mi passava davanti, che mi rendeva protagonista di qualcosa di straordinario.






http://marcomedaglia.blogspot.com/2009/11/wall.html

lunedì 9 giugno 2008

1982-2008

Riflettevo ieri sera, guardando Germania-Polonia, che, con questo, sono 26 anni di manifestazioni calcistiche che seguo, considerando un evento ogni due anni (tra mondiali ed europei, ovviamente, e tralasciando qualche edizione della Coppa d'Africa e Coppa America), siamo a quota 14.
Mi sono passate davanti centinaia di immagini, di serate passate a mangiare e bere con la scusa delle partite, sfilate, lacrime, abbracci, gioie e dolori, quasi sempre anestetizzati dall'alcol.
Tutto ebbe inizio nel (lontano) 1982, il primo mondiale che io ricordi con l'Italia di zoffgentilecabrini che vince e Pertini che sbeffeggia il cancelliere tedesco Schmidt.
Agli europei dell'84 "noi" non c'eravamo, ma c'era il mio idolo di sempre, che quegli europei li ha vinti (quasi) da solo.
Quella è stata l'ultima volta che la Francia m'è stata simpatica.
Poi ci fu il mondiale in Messico, con una delle peggiori nazionali italiane di sempre, ma tanto quelli erano i mondiali di Maradona (e dei miei esami di III media).
Non ce n'era per nessuno.
L'88 ci furono, invece, gli europei in Germania (strane le coincidenze, neh? In Germania proprio nell'88!), un nuovo CT e un nuovo gruppo, promosso quasi in blocco dall'Under 21.
Troppo inesperti, ma arrivarono comunque alla semifinale di un torneo che verrà ricordato soprattutto per qule magnifico gol di Van Basten.
Il '90 fu l'anno delle notti magiche, di Totò Schillaci, del gol di Baggio contro la Cecoslovacchia e delle infinite cene a casa di Karl (cominciavamo a mangiare prima che iniziasse la partita, per evitare di distrarci, puntualmente stavamo ancora mangiando al fischio finale!).
Mai come quell'anno meritavamo di vincere noi, ma l'unico gol preso ci costò la finale.
Ma fu comunque un gran divertimento.
Quelli furono pure gli ultimi mondiali da liceale.
Il 92 agli europei in Svezia non c'andammo proprio, e ho ancora impresso nella memoria il palo di Rizzitelli a Mosca!
In quei giorni, per me, c'era il primo esame all'università: Ragioneria Generale I.
Il '94 ci fu il (fallito) tentativo di esportare il calcio negli USA, l'Italia di Sacchi arrivò in finale grazie soprattutto a Baggio, il cui errore in finale ci costò una vittoria che comunque non meritavamo.
Quelli, per me, furono i mondiali della terrazza in Via Zacchia.
Il '96 cominciò il "tormentone Del Piero", ma quell'anno, più che di Zola-Baggio-Del Piero, mi preoccupavo per Rolle-Cauchy-Lagrange: uno dei 18 più belli della mia (lunga) carriera universitaria.
Nel '98 cominciò la sfida infinita con la Francia e l'immagine, anzi, il "suono" di quei mondiali resterà il "boing" del pallone calciato da Di Biagio che colpisce la traversa e quel testa di cazzo di Barthez che festeggia come se avesse parato lui.
Il 2000 fu l'anno di Toldo e dei rigori parati. Quell'Italia-Olanda resta una delle partite più belle che abbia mai vissuto, anche per il cucchiaio di quell'incosciente di Totti.
Il consiglio di Enzo (che non seguimmo!) di festeggiare dopo la semifinale, che mica si sapeva se la finale l'avremmo vinta!
Poi ancora quegli odiosi francesi e la regola più antisportiva che sia mai stata concepita.
Nel 2002 ai mondiali di Corea&Giappone una delle nazionali potenzialmente più belle e forti si scontra contro l'arbitro più inetto e disonesto della storia del calcio: Byron Moreno, possin'ammazzallo!
Gli europei del 2004 faccio quasi fatica a ricordarli, mi vengono in mente lo sputo di Totti, l'ennesima polemica sulla convocazione di Del Piero e le lacrime di Cassano.
Però che vinsero i cugini greci, quello si che me lo ricordo: mia razza, mia fazza!
E finalmente il mondiali del 2006, che ho vissuto a metà, visto che il gruppo storico con cui avevo guardato tutte le partite importanti del precedente ventennio si era completamente, e per diversi motivi, sfaldato e sparpagliato per la penisola.
Giusto per la finale siamo riusciti a ricostituirlo, sebbene in parte e con assenze importanti e non sempre giustificate.
I mondiali in Germania per me resteranno per sempre i mondiali del 2-0 contro la Germania.
E oggi si riparte, di nuovo col tormentone Del Piero, che ad ogni manifestazione riesce a trovare qualcuno con cui contendersi un posto, senza Totti ma con Cassano, orfani di Cannavaro ma consapevoli (mai come questa volta) di essere i più forti.
Una volta tanto sembra che non dobbiamo avere paura di nessuno, se non di noi stessi.
Oggi si ricomincia, e io sono ancora orfano del "mio" gruppo.
Forza Ale!

mercoledì 21 maggio 2008

Verum ipsum factum

Il filosofo Giambattista Vico è vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700 .
Nato, cresciuto e morto a Napoli.
Il suo nome, per me, è legato all'omonima piazza, a Napoli, vicino Piazza Carlo III, al centro della quale, da qualche millennio, c'è una giostra, una di quelle in cui un cavalluccio marino, un elefante, un'automobile, un camion dei pompieri e chi più ne ha più ne metta, si rincorrono senza mai raggiungersi.
Raccontano i miei che, un giorno, tornando da Edenlandia, dove avevo trascorso tutta la giornata passando da un gioco all'altro, ho avuto il barbaro coraggio di mettermi a piangere perchè volevo fare un giro proprio su quella giostra.
I miei parenti napoletani, ogni volta che passiamo dalla piazzetta, puntualmente, mi ricordano il fattaccio.
Vico era il filosofo del "verum et factum reciprocantur seu convertuntur", secondo cui la verità è nello stesso fare, l'unica verità che ci è possibile conoscere deriva da ciò che noi stessi abbiamo costruito (solo Dio, creatore del mondo, ha la verità assoluta).


La storia, si sa, ama prendersi gioco dell'uomo.
Se Vico fosse oggi ancora vivo, dovrebbe cambiare nome!





giovedì 15 maggio 2008

sabato 16 febbraio 2008

Denovo loro!

Oramai è ufficiale.
Dopo le prime voci di qualche giorno fa, dopo l'anticipazione de Il Mattino, la conferma viene proprio dal diretto interessato: i DENOVO tornano a Sanremo!
Da qualche anno, infatti, una delle serate del Festival di Sanremo (la più interessante, alla fine dei conti) è dedicata alle rivisitazioni.
Ogni artista in gara rilegge il brano arricchendolo con un'ospitata.
Fuori da ogni pronostico, quando in molti davamo per scontato che Mario avrebbe invitato Carmen Consoli (visto che proprio Mario ce lo aveva anticipato), eccoti invece rispuntare i DENOVO!
A dire il vero, saranno solo i 3/4 dei Denovo.
Come era già accaduto in occasione della stesura del libro "Tempi di libero rock", Gabriele Madonia, il bassista della banda catanese (nonchè fratello di Luca Madonia) si era defilato, facendo sapere che non ne avrebbe voluto più sapere dei Denovo.
Perciò, giovedi 28 febbraio, sul palco dell'Ariston, ad accompagnare Mario Venuti ci saranno Luca Madonia (che, come Mario, ha continuato la carriera solista) e Tony Carbone (che, a parte qualche ospitata in diversi CD) è passato dall'altra parte del mixer.
Nonostante nomi più o meno famosi (pare certa la presenza, nella serata di giovedi, di Michael Bolton e anche di Gianna Nannini), il ritorno sulle scene dei "Denovo" è sicuramente "la" notizia di questo festivàl.
Sicuramente lo è per me, che sogno questo momento da quell'estate del '90, quando li vidi per la prima (e ultima!) volta insieme e che ho ancora i brividi per la stupenda serata di Villa Celimontana.

mercoledì 12 dicembre 2007

Mano in alto

"[...] alzi la mano chi da ragazzo non ha fatto parte di una compagnia che aveva come punto di ritrovo un monumento, un parco o un muretto...", scrivono loro nel loro ultimo post.
C'avete presente Ego quando assaggia la (o il?) ratatouille?
Leggendo questa frase ho avuto la stessa esperienza sensoriale-metafisica e sono stato trasportato al mio paese, alla fine degli anni '80.
Erano gli anni delle immense compagnie e del motorino sempre in due, gli anni, come dice una di quelle mails che girano di tanto in tanto, in cui per sapere se un amico era a casa, andavi a citofonare, gli anni (gli ultimi) senza cellulare.
Erano gli anni, insomma, in cui aveva un senso (obbligato) darsi un appuntamento in un posto ben preciso, niente poteva essere lasciato al caso, perchè mica potevi mandare un esSeMmesSe!
Ma al mio paese, prima che costruissero "il" monumento, c'era solo un busto transennato, proprio sopra la piazza principale.
Troppo poco poetico, troppo in vista, soprattutto.
Avere un parco, considerato che il paese sorge a pochi metri da un parco nazionale, sarebbe stato esagerato, ma non era nemmeno pratico darsi appuntamento dopo il terzo faggio a sinistra, tra il pino e il cerchio delle streghe!
Il concetto di muretto, poi, non esisteva affatto.
Dalle mie parti è considerato inutile, oltreche sciocco, costruire un muretto.
Se proprio devi sprecare tempo e danaro per alzare un muretto, allora sforzati un pò di più e quel muretto diventerà una bella parete di una casa, ovviamente abusiva.
E allora i nostri appuntamenti erano, molto più prosaicamente, fissati allo scalino del "bar di Ciccio" (famoso (allora!) anche per il miglior latte di mandorla dell'intera provincia, per essere il posto telefonico pubblico del paese (il "telefono a scatti", sembra roba di cent'anni fa, e invece sono passati 15 anni, o poco più) e per essere stato l'ultimo bar d'Italia ad aver abbandonato la macchina del caffè "manuale"!), almeno quando lo stesso Ciccio non lo cospargeva di nafta o colla, oppure allo scalino di fianco Lechiara, che aveva il pregio di godere della migliore prospettiva visiva della piazza e che perciò era un'impresa trovare libero ma, soprattutto, alla mitica "sala giochi", chè se pure gli altri tardavano, almeno lì potevi ingannare il tempo mettendoti in fila per fare una partita a 1943:The Battle Of Midway e, se riuscivi ad arrivare al joystick, con 200 Lire te ne potevi catafottere se gli altri arrivavano, o no.

lunedì 29 ottobre 2007

Oronzo e la B-zona

Sulla scia delle reunion in ambito musicale, il cinema non voleva essere da meno e così, negli ultimi anni, abbiamo visto un proliferare di sequel, prequel e perfino l'inizio di un nuovo filone, i newquel!
Sarà la crisi di idee, sarà un pò di pigrizia, sarà soprattutto un bel pò di paraculaggine, fattostà che sempre più spesso si vanno a cercare film di successo degli anni passati, cercando di sfruttarne il ricordo.
Per un pre/sequel che riesce, ce ne sono, però, un centinaio che sono delle cagate mostruose.
In Italia in particolare, è moda abbastanza recente, si sta riscoprendo un filone della cinematografia italiana, decisamente bistrattato dal cinema di serie A, un filone che ha avuto il suo massimo "splendore" negli anni '70-'80.
Un filone che ha partorito dei veri e propri miti nell'immaginario collettivo, è il caso del Commissario Giraldi e del suo alter ego "er monnezza", entrambi interpretati da Tomas Milian e la cui fortuna è in gran parte merito del doppiaore Ferruccio Amendola (il più grande?), o il terrunciello di Abatantuono.
Film campioni d'incasso al cinema e che, a distanza di decine di anni, continuano a fare ascolti record nei passaggi televisivi.
Il caso forse più clamoroso, in questo senso, è costituito da Febbre da cavallo, un vero e proprio cult movie che a distanza di oltre 30 anni dalla data di uscita, comntinua ad essere uno dei film più amati dal pubblico italiano (io, per esempio, ricordo tutte le battute a memoria!).
Questo alone mi(s)tico che circonda questi personaggi, ha stuzzicato il portafogli di alcuni produttori che hanno pensato di poter ripetere il successo degli originali, imbastendo delle versioni moderne.
E' toccato a Proietti&Montesano nel secondo episodio di Febbre da cavallo, la Mandrakata, (rinominato la mandraCAkata!); poi c'ha provato anche Amendola jr. e mai titolo fu più azzeccato!; lo scorso anno nella trappola è caduto anche il premio Oscar Diego Abatantuono, che ha riportato sul grande schermo l'ultrà terrone nel secondo capitolo di Eccezziunale Veramente.
Era rimasto fuori da questa "logica" il re incontrastato del cinema trash e della commedia sexy (tanto cara a Tarantino) italiana, l'interprete di decine (e decine) di film, l'unico e inimitabile Lino Banfi.
Era stato lui ad interpretare un altro dei personaggi mitici del cinema italiano, l'allenatore della Longobarda, il grande Oronzo Canà nel film L'allenatore nel pallone.

Anche l'allenatore inventore della Bi-zona avrà il suo sequel.
L'appuntamento è per il prosismo 11 gennaio.
...e speriamo bene!

- 3

martedì 19 giugno 2007

Notte prima degli esami

Me la ricordo ancora la mia notte prima degli esami.
Certo, immagino non sia poi così eccezionale, penso che un pò tutti ricordino la loro.

In giro fino a tardi la mia, a scongiuraare Pino e Fabrizio di riportarmi a casa, loro che, invece, volevano portarmi in discoteca, loro che la maturità era roba dell'anno prima o del prossimo.

E io, che sarei stato l'ultimo di tutta la comitiva a sostenere l'esame.

Il primo dell'ultimo giorno di esami.

Non male se hai da recuperare molto studio.

Pessima cosa se sei ansioso.

Una gran noia per me, che avevo sviluppato una forma di atarassia nei confronti della maturità (atarassia che mi avrebbe permesso, in seguito, di impiegare 10 anni per laurearmi!) e che non vedevo l'ora di finire il liceo, godermi l'estate e poi iniziare l'avventura dell'università. Oltre quella notte, c'era Roma, c'era andare a vivere da solo, c'era un cassetto traboccante di sogni che aspettava solo di esser svuotato.

Di anni ne sono passati 16 da quella notte, non sono diventato un giornalista e non ho continuato a suonare, ma sono riuscito comunque a laurearmi e di musica me ne è passata parecchia sotto gli occhi e nelle orecchie. Non ho (ancora) girato il mondo come programmato e non sono diventato ricco come sperato, ma ho visto più paesi di quanti ne abbia visto mio padre e ho un lavoro, modesto ma onesto.

Di anni ne sono passati 16, tante altre notti prima dell'esame ci sono state dopo quella, una diversa dalle altre.

Di anni ne sono passati 16, e, a parte i capelli, che allora erano lunghi e che oggi....erano, e la pancia, che allora non c'era e che oggi sopravanza....non mi sento poi tanto diverso da quel ragazzino manco diciottenne, che pensava che il mondo lo stesse aspettando per farsi mangiare.

lunedì 4 giugno 2007

Troisi, 'o Massimo!

Era un sabato, ma poteva benissimo essere un martedi, visto che quando sei sotto esame (e con un trasloco in corso!) l'unica cosa che conta è "quanto manca" alla fatidica data. Stavo studiando Diritto del Lavoro, e siccome era un esame che mi piaceva, mi dispiaceva il fatto che lo stessi studiando così male, visto che il trasloco occupava buona parte delle mie nottate e dei miei pensieri. Stavo studiando, toccava a me studiare in cucina, Luigi, invece, era in camera, lui si, che studiava seriamente. Lo vedo comparire sulla porta della cucina. Alzo lo sguardo, felice di vederlo, perchè significava una sola cosa: pausa caffè!

"...è morto Troisi.."


Il giorno dopo, domenica.


Domenica di (quasi) estate.


Il giorno più odiato da noi studenti fuorisede, che vedevamo le case intorno a noi svuotarsi, e noi costretti al caldo in città, su libri che, magicamente, si popolavano di imagini di spiagge bianchissime e angurie messe a raffreddare sul bagnasciuga.


Domenica, quindi. Un giornale, era l'Unità (leggevo solo quello, allora), e io che a stento trattenevo le lacrime.


Qualche mese dopo.


Un cinema, era il Rouge et Noir, sulla Salaria.


Solitamente esco dal cinema durante i titoli di coda, soprattutto se il cinema è pieno, ma quella sera, le luci mi sorpresero ancora seduto. Immobile, incapace di alzarmi dalla poltrona.


E quella volta non ci sono riuscito, non sono riuscito a trattenere le lacrime.

sabato 2 giugno 2007

Ad esempio a me...manca Rino

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d'India e le spine dei cardi.
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero del lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi.
Ma come fare non so si devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà sarà senz'altro un altro come me.
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
ma quando bevo sono pronto a pagare
l'acqua, che in quella terra e' più del pane.
Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora e' un lusso per lui che lo fa.
Ma come fare non so sì devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà sarà senz'altro un altro come me.
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci ad una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra.
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo e' all'imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
Ma come fare non so si devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà sarà senz'altro un altro come me...

Ciao, Rino.


lunedì 28 maggio 2007

L'alieno petomane

Ho ricevuto (grazie!) un alieno petomane che continuerà a scureggiare ehmm a scorazzare per tutto il blog finchè non gli spieghero "cos'è il Rock", in 25 canzoni.
Tanto per iniziare, servirebbe che qualcuno lo spiegasse a me, cos'è il Rock! C'è forse genere musicale più "vago" del Rock&Roll?
E allora vediamo cosa mi viene in mente:

1) Get Back - The Beatles (come posso scegliere?) 2)You're So Vain - Carly Simon 3)Samba Pa Ti - Santana 4)Tunnel of Love - Dire Straits 5)Asilo 'Republic' - Vasco Rossi 6)The Post War Dream - Pink Floyd (la prima traccia in rappresentanza dal mio album preferito) 7)It's Only Rock'n Roll (But I Like It) - Rolling Stones 8)Roadhouse Blues - The Doors 9)Whole Lotta Love - Led Zeppelin 10)Smoke On The Water - Deep Purple 11)Tex - Litfiba 12)Come As You Are - Nirvana 13)Basket Case - Green Day 14)I Will Follow You - U2 15)Space Oddity - David Bowie 16)You Give Love a bad Name - Bon Jovi 17)Should I Stay or Should I Go? - The Clash 18)Bohemian Rhapsody - The Queen 19)Johnny B. Goode - Chuck Berry 20)Walk This Way - Aerosmith&Run DMC 21)Sweet Child O' Mine - Guns n' Roses 22)Give It Away - RHCP 23)Because The Night - Patty Smith 24)Somebody To Love - Jefferson Airplane 25)Wathever You Want - Status Quo
Naturalmente mi riservo il diritto di modificare questa lista!
Ora l'alieno lo passo a mAu, a Max e ad un' addetta ai lavori.
Tiè!

martedì 22 maggio 2007

...pallaferma!

Chissà a quanti questa espressione ricorderà qualcosa. A me ricorda pomeriggi interi passati per strada a rincorrere un pallone, un "Super Santos" di solito, un "Tango" quando andava di lusso, un "Super Tele" quando proprio ci diceva sfiga. Ogni tanto arrivava qualche sborone con un pallone di cuoio.
Ma l'asfalto e il cuoio, non vanno d'accordo!
Ore e ore, d'estate e d'inverno, col freddo o sotto il sole cocente, a organizzare tornei con in palio trofei di carta stagnola, interminabili sfide duecontrodue o anche unocontrouno, con il solito capro espiatorio a fare da portiere, e poi, ancora, le sfide a "bucatrasa", le maratone di rigori. E poi, quando si avvicinava l'ora di cena, il quartiere riecheggiava delle minacciose grida delle nostre mamme. Un mistero che non sono mai riuscito a spiegarmi. Riuscivano a gridare il nome dei figli e raggiungere ogni angolo del quartiere. E così, tra i vari "Salvatooooooooooooreeeeeee" e "Franceeeeeeeeeeshhhhcooooo", saltava fuori l'immancabile "Joseeeeeliiiiitoooooooo". Mia mamma era molto più discreta, ma solo perchè, solitamente, il campo di gioco era proprio sotto il balcone di casa nostra! Piano piano, è cambiato tutto. Il calcio in tv ha sostituito il calcio per strada, il fantacalcio ha preso il posto delle figurine panini, la playstation ha soppiantato i tornei improvvisati, calciopoli ha surclassato le diatribe al Bar se fosse più forte Platini o Maradona (col senno di poi, non c'era storia: Maradona E' il calcio!), i campi di calcetto in erba sintetica al posto degli zaini (allora li chiamavamo "cartelle") o delle pietre, messi a mò di pali (e giù a litigare se il pallone era dentro, o fuori!), palazzi costruiti sopra i campetti rubati ai rovi, e nessuno più, neanche al mio paese, gioca più per strada. Ma quel "comando", mi rimbomba ancora nelle orecchie, "PALLAFERMA!", detto non gridando, ma con voce decisa e tono perentorio da chi, per primo, avvistava una macchina che stava per fare "invasione di campo". E allora tutti immobili, quasi come se si stesse giocando a "Le belle statuine" o a "1-2-3...STELLA!". A volte si abusava del "PALLAFERMA", per scongiurare un pericolo imminente bloccando sul nascere un'azione pericolosa, o magari, durante il fermo immagine obbligato, qualcuno approfittare per piazzarsi meglio. Domenica pomeriggio, sono tornato indietro negli anni. Affaccio dal balcone di casa e giù, in mezzo alla strada, tre ragazzini stavano pericolosamente giocando a pallone. E' passata una macchina, gli ho gridato "PALLAFERMA!". Hanno alzato gli occhi e mi hanno guardato con l'espressione di chi pensa "...ma questo è scemo?", e hanno continuato a giocare, ignorando me e le macchine che gli passavano vicino.