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lunedì 8 novembre 2010

Romanzo criminale, o sarebbe meglio Favola criminale

E' notte, in uno dei tanti palazzi nobiliari del centro di Roma.
In un grande salone, pieno di specchi e affreschi che ritraggono avi più o meno famosi, un gruppo di persone, tutte in giacca e cravatta, tranne uno (che indossa un dolcevita blu scuro), discutono intorno ad un tavolo.
Le facce sono buie, nonostante la sala sia invasa dalla luce.
Da una stanza accanto arriva, attutito dalle spesse mura, un vociare chiassoso, un vociare femminile, misto a risate, a volte grasse.
Giungono anche delle note, alcune sembrano uscire da una chitarra, facendo un pò di attenzione, si riesce persino a risalire ad una canzone: si, è chiaramente una canzone napoletana...sembrerebbe 'o surdato 'nnamurato.
Ma gli uomini intorno al tavolo sembrano quasi non accorgersene, il pesante silenzio che incombe sulle loro teste, infatti, resiste bemnissimo all'assedio musicale proveniente dall'altra stanza.
Solo uno di loro, distratto dalla musica, qualche minuto prima, aveva interrotto quella strana liturgia.
E' stato quando dalla stanza accanto è arrivata, distinguibilissima, nonostante i gridolini e le trombette che la accompagnavano, una musica notissima: Disco Samba.
Uno degli uomini intorno al tavolo, appena riconosciute le note, si era alzato in piedi e con un movimento delle braccia si era messo a coreografare la canzone.
Gli sguardi fulminanti degli altri, però, lo avevano costretto a ritirarsi in buon ordine al suo posto, ma non gli avevano impedito di continuare a stare attento ai suoni della stanza accanto. Ogni tanto, infatti, si vedeva chiaramente che dondolava la testa a tempo di musica, ma bisognava dedicargli un'attenzione particolare, visto che anche gli altri uomini intorno al tavolo muovevano la testa, ma più che dondolarla, la scuotevano, come a scacciare via un pensiero.
Di colpo un rumore fortissimo riecheggia tra le antiche suppellettili, tutti sobbalzano e, come risvegliati dal torpore, volgono lo sguardo verso l'uomo seduto a capotavola.
E' in piedi, con il palmo della mano destra ancora poggiato sul tavolo, dopo la pesante manata data per attirare l'attenzione degli astanti.
"Insomma, cribbio!" esclama l'uomo con voce alterata, "siamo qui da 2 ore, e ancora non siete riusciti a trovare una via d'uscita!".
Gli uomini intorno al tavolo sono smarriti, si cercano a vicenda, incrociando gli sguardi.
L'uomo in piedi li incalza "Se non trovate una soluzione, andiamo tutti a casa. Vi avviso, se cado io, vi trascino tutti con me!".
Dopo qualche secondo di silenzio, si sente una flebile voce "...potremmo..." esordisce timidamente quello che sembra il più giovane di tutti, capello scolpito stile Big Jim e occhialetto che evidenzia uno sguardo strafottente "...dicevo, potremmo dire che sono stati i comunisti...".
"Ma fammi il piacere, Daniele!" lo interrompe bruscamente una voce profonda, "...siete rimasti solo tu e Fede a parlare ancora di comunisti in Italia: si sono estinti, ve lo volete mettere in testa, si o no??!!".
"Ha ragione Angelino" interviene l'uomo in dolcevita a capotavola "questa scusa non regge più. Dobbiamo trovarne un'altra".
Seguono altri interminabili secondi di assordante silenzio poi una voce bassa e rauca interviene "...e se invece dessimo la colpa ai musulmani?...ecco, ai servizi segreti libici! In passato ha funzionato, perchè non rispolverarli? I classici, diciamolo, sono sempre i migliori!".
"Ma dico, Ignazio, ti sei bevuto il cervello??" gli risponde imbufalito l'uomo a capotavola, "...te lo sei scordato che Gheddafi è il nostro miglior alleato africano? Vuoi mandare a puttane tutti gli affari in ballo? Sù, signori, cercate di impegnarvi un pò di più!"
"Hai ragione, Silvio" fa l'uomo abbassando gli occhi dietro gli occhialini colorati, calati sulla punta di un importante naso, "...non ci avevo pensato".
L'uomo col maglione passeggia nervosamente per tutta la stanza, guardando ripetutamente l'orologio.
Di colpo una voce squillante irrompe nel silenzio, un uomo con la testa completamente incassata nelle spalle e gli occhietti piccolissimi esclama "...ci sono! Tiriamo in ballo i russi! Non ci saranno più i comunisti, ma il KGB è ancora vivo e lotta insieme a noi!"
L'uomo in dolcevita lo guarda con stupore, poi, ripresosi, butta la testa indietro e facendo finta di prendersi a pugni da solo, sbuffa "...ma perchè tutte a me, perchè???!!!" poi, rivolgendosi verso l'uomo che aveva appena finito di parlare, lo apostrofa con parole pesanti "...ma voi ex socialisti, quando ve lo toglierete 'sto complesso di inferiorità nei confronti dei comunisti, eh? Ma dico, io, prima di aprire bocca, non puoi contare almeno fino a tre, Fabrì?! Te lo devo ricordare io chi comanda in Russia? Ti dice niente la frase 'Il lettòne di Putin', eh?".
Quello incassato il colpo, incassa la testa ancora di più, con un filo di voce, riesce solo a dire "...scusami, Silvio..." e, accompagnato dagli sguardi di disapprovazioni di tutti gli altri, riprende il suo posto.
L'uomo in dolcevita termina di passeggiare, dà un'altra occhiata all'orologio e riprende il suo posto a capotavola. Nel sedersi, nota che in fondo al tavolo un uomo agita il braccio destro poggiato sulla mano sinistra, col dito puntato in alto. Sta per rimproverarlo, pensando che stia ancora ballando il Disco samba, ma si accorge che vuole intervenire. Con un cenno della mano gli fa capire che può parlare. Si alza tutto contento e agitato e "...ahò, perchè nun dimo che è stato Tulliani, er cognato de Fini?? eh?" e, con sguardo stralunato, cerca consensi negli sguardi degli altri i quali non ricambiano, anzi, si sforzano di guardare in tutt'altre direzioni.
L'uomo a capotavola si copre la faccia con le mani e si abbandona sul tavolo.
Sta per ribattere, riesce solo a dire "...Maurizio..." quando lo interrompe una voce cavernosa, cupa, impastata, a tratti incerta.
Una voce, quasi un rantolo, che proviene dall'unico angolo completamente buio della stanza.
L'uomo non è seduto al tavolo con gli altri e anzi, gli altri, fino a quel momento, non s'erano neanche accorti della sua presenza, anche se percepivano un forte odore di sigaro (non acceso) di scarsa qualità.
Tutti, un pò intimoriti, si girano nella direzione della voce.
Vedono dapprima una fiamma, un accendino, verosimilmente. Poi una brace. Infine una nuvola di fumo, che investe in pieno l'uomo con lo sguardo stralunato, facendolo tossire rumorosamente.
Da dentro la nuvola, compaiono prima l'inconfondibile forma a goccia di un paio di Ray Ban, e poi una smorfia incastonata in un volto immobile.
"Ce l'ho io la soluzione: diciamo che sono stati quei terroni di mafiosi".
L'uomo a capotavola riemerge, un sorriso gli si apre da orecchio, a orecchio, svelando un'improbabile dentatura. Scatta in piedi e, raggiante, esclama "Umberto, meno male che ci sei tu! Come fare senza di te, amico mio?!", si abbassa su un interfono, posto sul tavolo e, dispone: "Maurizio, Vittorio, avete sentito? Via con i titoloni!", poi, dirigendosi verso la porta, :"Daniele, indossa la faccia più preoccupata che hai, e vai a dare l'annuncio urbi et orbi! Tutti gli altri...fora di ball...che ho un app...ehm, un'importantissima riunione con alcuni importanti imprenditori stranieri che vogliono investire in Italia. Via, tutti via!" e, infilata la porta, scompare seguito da un o stormo di guardie del corpo mentre dalla stanza accanto, quella in direzione della quale è andato l'uomo, arrivano abbastanza distintamente le parole di una canzone, intonata da un coro di voci femminili: ♪♫♪♪...meno male che Silvio c'èèèèèè...♪♫♪♪


Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.




http://marcomedaglia.blogspot.com/2010/11/romanzo-criminale-o-sarebbe-meglio.html

mercoledì 3 marzo 2010

Racconti metropolitani - Linea B - Direzione Laurentina (allontanarsi dalla linea gialla)

Di posto a sedere, manco a parlarne, però ho un confortevole posto in piedi, appoggiato e quindi in grado di reggere in mano un libro.
Sono immerso nelle avventure dell'Avvocato Guerrieri, che gioca a fare l'investigatore privato.
La metro si ferma. Si aprono le porte. Entra una signora, con un grosso borsone. Dietro di lei, un'altra signora, di viola vestita.
Le guardo con la coda dell'occhio, l'intento è di liquidarle immediatamente.
La signora in viola, forse troppo viola, è una signora minuta, distinta, e stringe tra le mani un libro, un quotidiano gratuito e degli occhiali.
L'altra signora attira per qualche secondo in più la mia attenzione.
Ha molti requisiti per essere relegata nel girone delle tipiche figure mitologiche che popolano i treni della metropolitana.
Ha un impermeabile che in alcuni punti si ricorda di essere stato bianco, ha i capelli di color rosso improbabile, con una ricrescita gialla. Oltre al borsone, grande ma apparentemente vuoto, tiene stretta sotto braccio una cartella portadocumenti in plastica, di quelle che regalano alla prima lezione del corso di inglese. Macchiata in più punti, e stracolma, tanto da non potersi chiudere.
Ma, soprattutto, ha il requisito fondamentale: entra in metro parlando ad alta voce, come a rivolgersi ad un'entità superiore, di cui solo lei è in grado di percepire la presenza.
La signora in viola ha un sorriso che, di primo acchito, classifico come di circostanza, forse anche imbarazzato.
La scena, che in un primo momento ero tentato di archiviare velocemente, mi distrae più del previsto. Cerco di prestare attenzione a quello che dice la figura mitologica. Ha un vocione, ma nel frattempo la metro accelera (...eccetera...eccetera...), e lei è girata di spalle, con movimenti goffi cerca di superare la precarietà dell'equilibrio. Danza quasi intorno al suo borsone, poggiato in terra.
Mi sembra di percepire la parola 'Comunisti'. La cosa si fa interessante. La signora in viola ha ancora il sorriso di prima, stampato in faccia. A meno che non sia una paresi, non è più di circostanza. E neanche più imbarazzato. Sembra, anzi, divertito. Moderatamente divertito. Il che mi convince sempre più che la signora dai capelli rossi è uno dei tanti santoni che girano per la città.
La metro raggiunge la velocità di crociera. Le due signore si piazzano davanti a me, una di fronte all'altra. La signora in viola resta la signora distinta di prima. La signora dai capelli rossi, da vicino, mi appare ancora più sciatta e in disordine di quanto non mi fosse sembrato prima.
Ha anche un occhio anarchico, che va per conto suo, infischiandosene di quello che fa l'altro.
La giaculatoria continua, e mi conferma che ce l'aveva proprio con i comunisti, e che lei non vuole vivere, sotto i comunisti. La signora in viola annuisce, con fare compassionevole e divertito.
Perchè sa, signora mia, cosa fanno in Cina? I condannati a morte, mica li ammazzano! E no, gli espiantano gli organi quando sono ancora in vita!
La cosa comincia ad infastidirmi. Non perchè la cosa mi sembri insensata, ma perchè dire che in Cina sono comunisti, è come dire che in Israele sono antisemiti!
Cerco rifugio tra le parole del libro. Ma le due sono troppo vicine, e il vocione della signora dai capelli rossi ora si propaga con tutto il suo vigore.
Cerco, comunque, di isolarmi. Di solito, mi riesce bene, ma il fastidio è ormai montato.
Ora la signora in viola si fa seria, e sembra partecipe.
La conversazione mi arriva a sprazzi. Ora parlano di Internet. E' pieno di sesso e schifezze, signora mia! Da Internet ai giovani, il passo è breve e obbligato. Ma la colpa non è loro, è delle istituzioni, della scuola, dei politici.
Colgo una frase della signora in viola, fa riferimento alla mancata accettazione della lista del PdL, chiosa dicendo '...non sono capaci manco di presentare una lista, come fanno a governarci?'.
Il tono è rassegnato, non accusatorio.
La signora dai capelli rossi nota il libro che la signora in viola tiene tra le mani.
Io l'avevo notato già prima, non avevo letto il titolo, ma l'impostazione grafica lo aveva collocato di diritto nello scaffale 'Dianetics'.
Cerco, disperatamente di perdere interesse alla discussione, ma il tono della voce delle due è troppo invadente.
La ragazza vicino a me condivide il fastidio, ma il suo è un atteggiamento più sconsolato. Ci scambiamo un'occhiata, solleva le sopracciglie e si limita a sorridere stringendosi tra le spalle (el sue, di spalle).
Ora sono passate a farneticare di fisica quantistica, perchè, signora mia, questo libro è bellissimo, e spiega le 'interconnessioni quantistiche' tra ogni singolo individuo.
Parlano di mattoncini della vita...ma che ne vogliono sapere i giovani di oggi, che a scuola non fanno manco un poco di fisica quantistica...e restano ignoranti!
Non ne posso più.
Abbandono l'Avvocato Guerrieri e cerco rifugio nel mio iPod. Non presto neanche attenzione a cosa sto per ascoltare, mi vengono in soccorso i Wings di Silly love songs. La voce di Macca, per qualche secondo, mi porta altrove.
Ma le due incalzano.
Non so come, sono passate a parlare di immigrati.
Perchè è ora di dirlo, signora mia, che i veri razzisti, sono loro, mica noi!
Sono loro che vengono in Italia e ghettizzano noi!!
Lei, la signora dai capelli rossi, giura e spergiura di non aver mai visto del razzismo.
Mi vengono alla mente le immagini di gente di Scampia, o di Rosarno, che, increduli, chiedono all'intervistatore di turno di mostrare loro dove sia la camorra, o la 'ndrangheta, chè loro non l'hanno mai incontrata.
Mi ricorda in particolare un signora, vista di recente in un servizio delle Iene, una signora di Napoli, che rivolgendosi a Giulio Golia, lo esortava a mostrarle dove fosse la camorra, chè lei ci aveva da dirle due paroline!
E' troppo anche per la ragazza alla mia destra. Io sbuffo rumorosamente, lei si agita come se, di colpo, si fosse accorta di essere in una posizione scomoda.
Ma le due sono due torrenti in piena che, incontrandosi, mulinano.
Perchè questi immigrati, signora mia, se non trovano lavoro entro 5 anni, devono andare via!
Che poi, signora mia, questi vengono e ci rubano il lavoro, perchè non se ne stanno a casa loro? Che noi andiamo da loro a rubargli il lavoro?
Certo che no, andiamo a rubare loro solo le risorse naturali! Vorrei rispondere. loro Ma mi trattengo. Anche se continuo a sbuffare.
Ma mi ignorano, nonostante ogni mio sbuffo, sposti i capelli della signora in viola.
E poi, se guarda bene, signora mia, hanno tutti comprato case, e le affittano ad altri immigrati!
Per questo i prezzi delle case sono alti a Roma, cara signora mia!
Ecco svelato il mistero! La colpa è della lobby arabo-magrebina, che droga il mercato immobiliare.
Che scemo, a non pensarci prima!
Next stop Cavour.
La signora dai capelli rossi si avvia verso l'uscita. Continua a prendersela con gli immigrati, sta per affrontare, come da manuale, il capitolo realtivo all'argomento 'Gli immigrati e le nostre donne'.
Ma la fermata incombe, fortunatamente deve scendere. Si salutano con affetto. Si augurano di incontrarsi di nuovo, che ancora bisogna parlare degli zingari, dei ricchioni e di questa magistratura che vuole fare un golpe.
In un'altra vita, o almeno in un'altra dimensione, spero si incontrino, o magari in Ghana, mentre sono in cerca di lavoro, in fuga dall'Italia governata dai comunisti.
La signora in viola resta sola, il sorriso di circostanza è ora diventato un sorriso di compiacimento.
Ma almeno ora sta in silenzio.
Riprendo il mio libro, mi manca solo una fermata, ma posso provare a finire il capitolo.
Interrompo il Jet dello zio Paul che era appena decollato nelle cuffie, tanto so che lo ritroverò ancora in volo, quando vorrò risalire a bordo.
Rivolgo un ultimo sguardo alla ragazza di fianco. Finalmente ha trovato pace anche lei. Anche lei sorride, soddisfatta per aver superato l'ostacolo.
Colosseo, uscita lato bzzz...crrr...strr...



http://marcomedaglia.blogspot.com/2010/03/racconti-metropolitani-linea-b.html

mercoledì 27 gennaio 2010

Se questi erano uomini...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt


In questa poesia di Brecht ho sempre visto la chiave di lettura, la spiegazione, del come sia potuto succedere. E' un atteggiamento tipico dell'uomo, credo si possa considerare un ignobile tentativo di autoconservazione. Siamo sempre convinti che il peggio possa, debba, capitare sempre agli 'altri', mai a noi.

Il nazismo, il fascismo, hanno tratto linfa vitale da questo tipo di atteggiamento.

Dalla convinzione che sono gli altri, ad essere in pericolo, si passa al sospetto che, invece, possa toccare a noi, e allora la paura prende il posto dell'ignavia e la paura, porta alla rassegnazione.

I nazisti, i fascisti, hanno preso coraggio, quando la paura ha preso il sopravvento.

L'insegnamento che dovremmo aver tratto dalla storia, dalla nostra storia recente, dalla storia che hanno fatto i nostri nonni, e non buffi individui che giravano con dei lenzuoli addosso anche in inverno oltre 2000 anni fa, l'insegnamento, dicevo, che avremmo dovuto trarre è che l'odio, per l'altro, per il 'diverso', si autoalimenta, se non è contrastato.

I razzisti di oggi non vanno sottovalutati. Dobbiamo ribellarci da subito, finchè siamo ancora in tempo, perchè ieri è toccato agli 'zingari', oggi ai 'negri', domani ai 'froci', ma prima o poi toccherà ad ognuno di noi, di voi.

E allora, non ci sarà più nessuno, disposto a protestare.







http://marcomedaglia.blogspot.com/2010/01/se-questi-erano-uomini.html

giovedì 6 agosto 2009

giovedì 4 giugno 2009

giovedì 7 maggio 2009

lunedì 6 aprile 2009

Il terremoto.

Io ho diverse paure.
Alcune molto razionali, altre del tutto irrazionali.
Di alcune mi vergogno, altre mi sono servite a non cacciarmi in guai potenzialmente seri.
Per esempio mi provoca ansia il vento forte, ma non mi fanno paura i temporali, non ho paura del buio, ma ho la fobia delle fughe di gas.
Il terremoto, invece, non mi ha mai fatto paura più di tanto.
Non l'ho mai sottovalutato, ma non mia ha mai provocato alcuna forma di panico.
Eppure, il mio paese è in una zona ad altissimo rischio sismico, il terremoto lo ha colpito diverse volte, ma la fortuna (delle ultime generazioni) è che sono sempre stati episodi lievi, siamo sempre stati colpiti di striscio.
Del "terremoto" vero, quello che provoca tragedie e devastazioni, di quello resta il segno solo in un rito, che si ripete ormai da diversi decenni, e che vede le finestre e i balconi del mio paese illuminarsi, per una notte, con un lumino, in ricordi delle vittime di un terremoto che distrusse il paese.
Ma di terremoti, anche brutti, ne ho visti diversi.
Come quella volta che eravamo a casa, io e mio fratello con mia madre.
Lei stava lavando i piatti, noi eravamo davanti la tv.
Mio padre era giù, in garage.
Ricordo nitidamente il rumore dei piatti che vengono smossi violentemente.
Poi il silenzio, silenzio assoluto, e un deciso, ma ordinato, rumore di calpestìo.
Nella mia mente di bambino, quel rumore era collegato, indissolubilmente (ancora ora) ad una sola cosa, al passaggio dei funerali (quando ancora sfilavano per il paese).
Dietro il feretro, solitamente, c'erano "e fimmine", che accompagnavano il corteo sottolineandolo con un costante, anche se sommesso, vocìo.
Dietro di loro "l'ùamini", che invece, sguardo basso e braccia dietro la schiena, seguivano in silenzio assoluto, gomito a gomito, scortati dal solo rumore dei loro passi sull'asfalto.
Quella sera, invece, i passi erano delle persone (tutti "ùamini", evidentemente) che uscivano dal cinema (che era a pochissimi metri da casa mia).
Insieme a questo fruscìo, vedo mio padre comparire sulla porta, aria preoccupata ma volutamente non preoccupante, parlotta con mia madre con voce leggermente alterata, dopodichè uno dei due si dirige a prendere delle coperte, e l'altro a riempire un paio di bottiglie d'acqua.
Senza moltissime spiegazioni, ci dicono che dobbiamo uscire.
Non percependo la gravità della cosa, io e mio fratello eravamo alquanto eccitati dall'improvvisata scampagnata notturna.
Dopodichè ricordo che quasi tutto il paese si ritrovò fuori dall'abitato, come se ci fossimo dati appuntamento, tutti con delle coperte e pronti a passare la notte in macchina.
Era la sera del 23 novembre dell'80, e quello era stato il terremoto che sconvolse l'Irpinia e si lasciò dietro migliaia di morti.
Oppure quell'altra volta, che ero già (anzi, ancora!) all'università, stavo studiando e la mia sedia, trotterellando, si allontanava sempre più dalla scrivania.
Ebbi il tempo di alzarmi, uscire dalla mia stanza, schivare le ante dell'armadio a muro nel corridoio che si aprivano e chiudevano, bussare alla porta del mio vicino di stanza il quale non s'era accorto di nulla, nonostante fosse, inspiegabilmente, seduto al centro della stanza, con una biro in mano, lontano diverse decine di centimetri dalla sua scrivania.
Era il settembre del '97, e quello era il terremoto che devastò l'Umbria.
Sarà stata incoscienza, superficialità, ma in nessuno di questi casi, nè in tutti gli altri, ho mai avuto il "panico" da terremoto.
Ma questa notte no, questa notte è stato diverso.
Probabilmente la paura del terremoto si è aggiunta al fatto che mi sentissi già poco bene e allo scazzo per la clonazione del bancomat, fattostà che la scossa, fortissima e lunghissima, che c'è stata alle 3.30, mi ha fatto svegliare di soprassalto e mia ha messo addosso un'ansia e una paura dell'inevitabile che non avevo mai provato in vita mia.
Il traballare della casa (che dubito rispetti le più elementari norme antisismiche!) mi impediva persino di alzarmi dal letto, in questo aiutato dal blocco dovuto alla paura.
Sono riuscito ad alzarmi e tutto mi ballava intorno, le imposte scricchiolavano, le chiavi appese all'ingresso tintinnavano come spostate dal forte vento e persino la lampada Ikea dondolava su se stessa.
E' stato terribile, sono stati tremendi, interminabili, secondi.
Ecco, ora si, ho paura del terremoto.

giovedì 12 febbraio 2009

Come to Calabria...

.....parola di Rino "ringhio" Gattuso!

giovedì 5 febbraio 2009

Silenzio, perfavore.

Al mio paese c'è un bellissimo detto che recita " 'e gabbu 'u sinne mora, ma sicce 'ncappa" (variazione sul tema " ...sinne mal'e campa").
La parola "gabbu" è intraducibile, perchè è un atteggiamento, l'attegiamento, cioè, di chi "si fa specie" di qualcosa.
Il detto ci mette in guardia dal "farsi gabbo" di una situazione o di una persona, perchè, oggi o domani, potrebbe capitare la stessa cosa a noi, e allora tutti i buoni (o cattivi) propositi (...fossi stato io al suo posto...) se ne vanno a puttane.
Io ho sempre cercato di seguire il consiglio, non sempre ci riesco (ovvio), ma ci provo, ci provo sempre a NON mettermi nei panni di chi deve operare una scelta, magari dolorosa, di chi deve decidere su una questione importante.
E' per questo che non vorrei mai trovarmi nei panni del papà di Eluana.
Il dolore lacerante che sta provando quest'uomo, credo sia inimmaginabile.
Si dice che non ci sia peggior condanna che sopravvivere ai propri figli, e questo povero cristo non solo è sopravvissuto alla figlia, ma ogni giorno lei stessa glielo ricorda.
Questo martire moderno, da 16 anni ormai, non può rassegnarsi al dolore di aver perso una figlia, perchè è costretto a conviverci con quel dolore, tutti i giorni.
Ma questo pensiero, sembra sia poco condiviso.
Da mesi, oramai, è tutto un florilegio di opinioni: dai blogs (da quale pulpito!) alle segrete stanze del Vaticano, dagli studi della Vita in diretta al circolo del bridge di Bassano del Grappa, sembra che tutti, tranne il padre di Eluana, sappiano cosa sarebbe la cosa migliore da fare.
Oggi credo di aver raccolto una perla, la nipote del duce, in piena trance da difesa della vita, sosteneva, col suo tipico savoir faire, che, se fosse per lei, farebbe morire il padre di Eluana piuttosto!
La ciliegina sulla torta non poteva che metterla lo psiconano, che oggi ha minacciato un decreto, come se si trattasse di bloccare il prezzo della benzina o magari dare un bonus per l'acquisto di un televisore al plasma.
Una volta tanto Uòlter l'ha detta giusta, pacatamente, serenamente, ha chiesto alla "politica" di fare un passo indietro.
Ma il suo appello, resterà inascoltato, e c'è da giurare che già stasera, nel salotto di Vespa, eminenti personaggi come Afef, l'omino Michelin, Topo Gigio e gli immancabili sondaggi di Mannheimer faranno ulteriore pruvulazzo intorno a questa tragedia.
Sicuramente ci sarà l'idiota di turno che, per sostenere il diritto alla vita di Eluana, dirà che non dobbiamo andare contro la natura, dimenticandosi che la natura ha già deciso 16 anni fa, e che se Eluana respira ancora, è solo un artificio.

martedì 30 dicembre 2008

Happy New Year

Con l'augurio che, di giorni felici, ce ne siano 365!

mercoledì 24 dicembre 2008

lunedì 15 dicembre 2008

Premio Pulitzer 2008

Per aver saputo rappresentare al meglio l'umore dell'intera popolazione mondiale, il Premio Pultzer 2008 per il giornalismo va a Muntazer al-Zaidi.

giovedì 20 novembre 2008

Creduloni!


...ma davvero Veltroni e il PD credevano che un democristiano, una volta annusato l'odore di una poltrona, avrebbe mollato la presa così facilmente?
Ma perfavore!

lunedì 20 ottobre 2008

Lettera aperta a Roberto Saviano

Caro Roberto,
in questi ultimi giorni s'è fatto un gran parlare, di te, del tuo libro, dei Casalesi.
Come sempre accade, in molti si sono sentiti in dovere di darti consigli (non potendo dare il cattivo esempio), di farti sentire la loro solidarietà, di implorarti di non lasciare l'Italia.
Il papa era troppo impegnato a maledire la scienza e gli scienziati, ma se non sbaglio il Cardinale Sepe ti ha portato la solidarietà di tutta la Santa Romana Chiesa.
Anche alcuni premi Nobel si sono mossi e hanno sottoscritto un documento, per te.
Tutto un paese, insomma, s'è stretto intorno a te, per farti sentire il suo calore, per convincerti a non andare via, un mezzo miracolo, insomma, se pensi che sei riuscito a mettere d'accordo Veltroni e Di Pietro!
Tutto un paese, tranne un paese, quel Casal di Principe che tu hai raccontato in Gomorra.
Là continuano a pensare che ti saresti dovuto fare i cazzi tuoi, che loro non t'hanno fatto niente, e continuano a chiedersi perchè ce l'hai con loro.
Sulla tua testa c'è una condanna a morte, una condanna per aver descritto una verità, una verità che per troppo tempo, in troppi, abbiamo fatto finta di ignorare.
Chi per paura, chi per convenienza, chi per inconsapevolezza.
Eppure, da attento osservatore quale hai dimostrato di essere, dovevi saperlo che in Italia la verità non premia, anzi, ad essere premiati sono i bugiardi, quelli che non parlano, quelli che truccano i bilanci, quelli rubano i soldi dai conti correnti, quelli che fanno fallire le società.
In tanti ti stanno chiedendo di ripensarci, anche su Facebook migliaia di persone ti stanno dimostrando affetto.
Io voglio uscire fuori da questo coro, ma non come ha fatto un noto Ministro, che ha cercato di sminuire ciò che tu rappresenti (ma si sa, in Italia siamo tutti bravi ministri, ma sulla poltrona ci va sempre il più fesso!), io, invece, voglio implorarti di andartene.
Hai ragione da vendere Robè!
C'hai 28 anni e vivi come un mafioso in latitanza, mentre i veri mafiosi scorazzano liberamente in doppiopetto e auto blu.
C'hai 28 anni e non puoi prenderti 'na birra senza il terrore che salti in aria la spina.
C'hai 28 anni e non puoi nemmeno avere una casa, chè hanno paura pure ad affittartene una.
C'hai 28 anni, Robè, chi cazzo te lo fa fare?
Vattene da questo paese di merda, che non ti merita.
Noi saremo più poveri, ma tu sarai vivo.
Grazie di tutto.

domenica 12 ottobre 2008

Italiani, brava gente

Sono sicuro che, ora, questo meraviglioso governo, anche per dimostrare che, con pensieri, parole, opere e omissioni, non vuole certo legittimeare un ritorno di fiamma, si muoverà in difesa dell'italianità e, per evitare che all'estero ci confondano con gli idioti che hanno inneggiato al duce ieri in Bulgaria, ritirerà la nazionale di calcio dalle qualificazioni mondiali.
Allora si, che faremmo un bella figura.

mercoledì 17 settembre 2008

Ce l'ha messa proprio tutta

"Ce l'ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell'antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti"

Federico Iadiccio, consigliere alla provincia di Roma PDL e presidente di Azione Giovani Roma

mercoledì 10 settembre 2008

Meravigliandosi del mondo

Io non credo che se la Chiesa, anzi no, il Papa, si schiera in maniera violenta contro la possibilità che ogni individuo decida come vivere la sua vita e la sua sessualità, che si tratti di decidere di non mettere alla luce un figlio, o di amare un essere umano dello stesso sesso o, ancora, di amare talmente tanto una figlia, da non volere che soffra fino a consumarsi, questo atteggiamento porti a comportamenti altrattanto violenti da parte della massa.
Io non credo che un partito di destra al governo sia l'anticamera di un ritorno al fascismo, anche se un Presidente del Consiglio vota il suo cuore ad un neonato partito di estrema destra, infarcito di nostalgici del fascismo e neanche se, sempre lo stesso Presidente del Consiglio candida nel suo partito uno che il suo essere fascista non l'ha mai nascosto.
Io non credo che se un ex fascista diventa sindaco di Roma, e un altro Ministro della Difesa, questo rappresenti un pericolo per la democrazia, neanche quando questi personaggi pubblici, pubblicamente, minimizzano le colpe e i danni del fascismo.
Io non credo che sia chi governa a decidere che se duecento vandali scorazzano per Roma, mettendola sotto assedio, saccheggiandola e distruggendo tutto ciò che gli si para davanti, sono una minoranza, mentre qualche decina di idioti teste di cazzo vestiti di nero siano l'emblema di un intero movimento pacifista e antiglobalizzazione.
Io non credo che la violenza verbale nei confronti dei "diversi" di molti esponenti della maggioranza che ci governa, sia strettamente collegata alla violenza fisica che, invece, imperversa nelle nostre città.
Io no, non ci voglio credere.
Però, non mi meraviglio poi tanto se i medici si appellano all'obiezione di coscienza e non prescrivono pillole anticoncezionali, spingono le donne ad abortire clandestinamente o a portare avanti gravidanze non volute e se tutti si sentono in dovere di pontificare su scelte già di per se difficilissime.
Non mi meraviglio poi tanto se un manipolo di ragazzini si sente in dovere di malmenare una coppia gay, se una manica di fieri, audaci e coraggiosi combattenti si presenta ad un concerto armato di mazze, spranghe e catene per picchiare i comunisti.
Non mi meraviglio poi tanto se la polizia entra in una scuola che ospita centinaia di giovani no global e massacra chiunque gli capiti a tiro, e invece concede una gita turistica di Roma in pullman a centinaia di teppisti.
No, non mi meraviglio affatto, però mi fa male entrare in un negozio nel centro di Roma, incrociare sull' ingresso due turisti che si lasciano dietro una scia puzzolente di sudore e sentire poi una sconsolata commessa di colore (con accento marcatamente romano) dire "...passame er deodorante, che sennò poi dicono che sò io che puzzo...".

lunedì 1 settembre 2008

Guzzanti (Paolo!) Show!

"[...] il prefetto di Roma mi comunica che lo Stato ha deciso di non proteggermi piu' dopo quattro anni di scorta armata di terzo e di secondo livello. Questo provvedimento non puo' in alcun modo essere giustificato con i tagli alle auto blu dei 'vip' della politica, trattandosi invece della doverosa protezione che lo Stato e' tenuto ad erogare nei confronti delle persone a rischio. Voglio quindi dichiarare pubblicamente a futura memoria che qualsiasi genere di incidente possa capitarmi in conseguenza di questa decisione, la responsabilita' morale, politica e penale delle sue conseguenze va attribuita a coloro, enti e persone fisiche, che l'hanno presa. Considero questa decisione un oggettivo invito per chiunque possa avere intenzione a colpirmi sia come ex presidente della commissione Mitrokhin che come editorialista capace di suscitare forti consensi e violenti dissensi, come dimostrano le migliaia di lettere di apprezzamento e di odio che ricevo. L'irresponsabile provvedimento appare tanto piu' detestabile se si considera che la scorta resta invece attribuita a tutti i giornalisti di qualche notorieta' che conosco. Si tratta dunque di una decisione premeditata per rendermi deliberatamente inerme, e dunque 'ad personam'. Voglio con l'occasione dichiarare di godere di perfetta salute, di far parte di una famiglia estremamente longeva e di non aver mai sofferto di malattie cardiache o di altro genere."
Se non fosse che sono sicuro che oggi non è il 1° aprile, penserei che queste dichiarazioni le ha rilasciate il figlio Corrado.
E invece sono proprio sue di lui, di Guzzanti padre!

martedì 12 agosto 2008