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venerdì 7 agosto 2009

L'Odissea abbia inizio

E' iniziata la giornata più difficile, quella della partenza!
Per evitare di farmi il sangue acido sulla SA-RC, stamattina ho provveduto alla consueta donazione del sangue (anzi, diamo un senso a questo inutile blog: IL SANGUE, LANGUE: DONATE!).
Ultimi ritocchi ai bagagli (sperando di riuscire a farli entrare tutti dentro la macchina), e poi andremo a dare il nostro prezioso contributo a fare di questo fine settimana, un fine settimana da bollino nero, sennò domani Studio Aperto sarà costretto a parlare di mignottopoli!

martedì 4 agosto 2009

Sembrava impossibile potesse capitarmi...

....e invece mi è successo veramente!
Me ne arrivano a decine ogni settimana.
Mails con offerte di voli e vacanze a prezzi stracciatissimi. Almeno all'apparenza.
Le volte che non le ho cestinate per direttissima, e m'è venuta la curiosità di seguire il link, ho puntualmente scoperto che c'era la magagna o le destinazioni erano improponibili o, nel migliore e più beffardo dei casi, le date e le destinazioni che mi interessavano, erano a prezzo non poi così stracciatissimo.
In questi giorni, poi, la mia casella di posta è presa d'assalto da tutti i tour operators e tutte le compagnie di volo del globo terracqueo, a giudicare dalla massa di mails, sembrerebbe che nessuno sia partito per le vacanze e che gli operatori corrano ai ripari.
Magari, i turisti sono ancora sul passante di Mestre!
Una delle ultime megasuperofferte che mi sono arrivate, è della compagnia di volo EasyJet, di cui abbiamo una diapositiva.
Le premesse per un'altra delusione c'erano tutte, ma, complice la devastante crisi d'astinenza da viaggio, ho voluto seguire il Bianconiglio.
(Antefatto: qualche sera fa, a cena da (e con) amici, è venuto fuori che sono anni che minacciamo una gita a Venezia e che, un pò come le promesse di Berlusconi, le nostre minacce si rivelano sempre molto poco consistenti. Presi nell'intimo del nostro orgoglio, abbiamo puntato il dito contro il nostro commensale siculoveneziano assicurandogli che, in settembre, gli avremmo invaso casa. Fine dell'antefatto.)
Giunto nel paese delle meravigliose offerte easyjet, con fare fintamente distaccato e sguardo fortemente annoiato, ho controllato le rotte.
Beh, Roma c'è. Sia Ciampino che Fiumicino.
...hmmm.... Lamezia?... anche no .... Berlino?... magari! ... Atene?...mai! Cicladi o niente! ... Venezia?... Venezia???.... VENEZIA???!!!
Il tempo di un paio di telefonate e avevo in tasca (oddio, per adesso solo sull'estratto conto della mia Visa!) un biglietto (ad essere sinceri, 4) per un volo Roma-Venezia (A/R) pagato la bellezza (e si, è proprio il caso di dirlo!) di € 19,35!
Veramente!

lunedì 15 settembre 2008

Pescara

Con tutto il rispetto, ci sono alcuni posti che non sono nella mia personalissima lista dei posti da vedere, mete che di certo non sceglierei per trascorrere una vacanza, o anche solo per un visita.
Ma da qualche anno, tra i motivi che mi spingono ad andare in giro, s'è aggiunto quello "musicale", un sorta di "turismo del pentagramma", andare in giro approfittando di un concerto in zona.
E così, tra un concerto dei Police a Torino, uno di Daniele Silvestri a Perugia, uno di Carmen Consoli a Napoli, uno di Mario Venuti ad Ancona, può capitare di ritrovarsi a Poggibonsi, a Frosinone o a Cerreto d'Esi, per seguire ancora Mario, o a Sant'Oreste per un concerto di Niccolò Fabi, posti che mai mi sarei sognato di visitare altrimenti.
E' capitato anche questo week-end, che da modenese, è diventato Pescarese.
La scusa, anche questa volta, era un concerto di Mario, in quel di Pescara; l'idea era quella di approfitare e fare un week-end fuori.
Ho scoperto una gradevolissima città, viva e organizzata, calorosa e ordinata, e ho deciso, nel mio piccolo, di fargli un piccolo spot, a beneficio di chi volesse trascorrere un paio di giorni all'insegna della buona cucina e del buon vivere.
A cominciare dall'Hotel, il Salus Hotel, sul Lungomare Matteotti, un albergo modesto ma dignitosissimo, con personale premuroso, gentile e simpatico, proprio sul mare, con tanto di spiaggia privata.
Prezzo modico e soddisfazione (nella misura in cui) garantita.
Poi la "movida pescarese" (meglio di quella che mi aveva colpito a Terni): due stradine della Pescara Vecchia (Via delle Caserme e Corso Manthonè) completamente ristrutturate e piene di locali (birrerie, ristoranti (anche giapponese e brasiliano), pizzerie, discopub, trattorie, vinerie, bar, caffè) tutti arredati con molto gusto, con personale gentilissimo e con prezzi "giusti", locali che di sera vengono presi d'assalto da centinaia (e centinaia) di giovani, una situazione che m'ha ricordato la Catania di qualche anno fa (quella di Bianco), piena di ragazzi per strada, estate e inverno.
Abbiamo mangiato, per due sere di seguito, al Chiodofisso, ottimi salumi e ottima carne alla brace, gestori e camerieri oltremodo gentili.
Bell'ambiente anche al Marni, qualche metro più in là, comodissime poltrone e buona birra, oltre che buon gusto (comune denominatore di tutti i locali) nel coniugare l'arredamento e la location, senza stravolgere o mortificare l'architettura del locale.
Per il dolce, tappa obbligata al Caprice, in Piazza Garibaldi (sempre là vicino), delizioso il gelato alla crema e il semifreddo di cioccolato bianco ai frutti di bosco.
Per chi avesse voglia di un buon pasto a base di pesce, vivamente consigliato il ristorante Oriente (a parte il fatto che il nome mi ricorda Lisbona), sul Lungomare Matteotti.
Abbiamo mangiato un'ottima frittura di pesci ("una crema", è stato detto), ma soprattutto una delle cose più buone che abbia mai assaggiato: il brodetto.
Un vero e proprio orgasmo culinario, un'orgia di sapori: ME-RA-VI-GLIO-SO!


Anche la "prova mare" è stata superata oltre ogni aspettativa, nonostante il fondale sabbioso, il livello dell'acqua basso (abituato nel "mio" Jonio, che a 2mt dal bagnasciuga si sprofonda a 3mt!) e il porto a pochi metri, l'acqua era limpida.
Nonostante la pioggia che ha rovinato il concerto e scassato i cabbasisi per tutto il week-end, siamo comunue riusciti a prendere un pò di sole e fare il bagno, oltre che a fare una meravigliosa pennichella postprandiale, con la preziosa collaborazione del sole e del ventarello.
Molto carino anche il Porto Turistico, anche se per arrivarci (dal Lungomare Matteotti) bisogna fare il giro di Peppe...però Berlusconi ha già promesso che farà costruire un ponte!
Avremmo voluto visitare la casa di D'Annunzio...ma il brodetto ha stravinto la gara!
Magari non ci andrei a passare le vacanze a Pescara, ma di certo non mi dispiacerà tornarci.

Peccato solo che, di ritorno a casa, ho trovato questa bella sorpresa.


domenica 14 settembre 2008

martedì 12 agosto 2008

venerdì 11 luglio 2008

venerdì 4 luglio 2008

Roadity Show

Voglio proporre a qualche network televisivo un nuovo reality show.
In linea con la recessione, questo reality costerebbe pochissimo, quasi nulla.
Unico requisito per partecipare al reality è avere una patente di guida, non è necessario possedere un auto, anzi, si potrebbe studiare una forma di sponsorizzazione (ho pensato proprio a tutto, eh?) da parte di qualche marchio che fornisca i veicoli.
Da valutare se i partecipanti siano famosi o non, o misti. Non è molto rilevante, almeno al momento.
La location del reality sarebbe la A3, lungo i 440Km del tratto da Salerno a Reggio Calabria.
Lo scopo del gioco, arrivare integri (nel fisico e nella psiche) a destinazione.
Diverse le prove da superare durante il tragitto.
Ad iniziare dalla coda al casello di Salerno, giusto per far capire che se il buongiorno si vede dal mattino....che giornata di merda!
I partecipanti possono anche decidere di usufruire del Telepass, ma rischiano di dover comunque fare la coda perchè potrebbero esserci degli automobilisti (e non c'è bisogno di ingaggiare comparse!) che occupano anche la corsia riservata, credendo di fare i furbi con l'unico risultato di creare un ingorgo a croce uncinata.
Inutile provare a suonare, si potrebbe ricevere la seguente risposta "ehhh...tien'press?".
Nel caso si rimanesse intrappolati nella coda al casello, subentrerebbero i primi "disturbatori" (anche in questo caso, nessun costo per le comparse, anche perchè si rischierebbe di vederseli arrestare!), i famelici venditori ambulanti.
Quelli che, facendo uso solo sugli arti in normale dotazione, riescono a vendere CD (già in vendita quelli di Sanremo 2009), DVD (ovviamente porno), iPod, iPhone, TvLCD, fazzolettini, accendini, cubi di rubik (a proposito, nessuno ha notato il ritorno di fiamma?) e qualsiasi cosa gli venga richiesta.
Superato il casello, ci si addentra nel cuore del gioco.
L'inizio è illusorio, fino ad Eboli si ha l'impressione che sia un gioco da ragazzi, ci sono persino tratti a 3 corsie, ma ecco subentrare altri disturbatori.
Nel bel mezzo della strada, una Panda con portabagagli in ferro battuto, alla guida un 75enne con tanto di panama e moglie di 1m3 al fianco.
Tachimetro fermo sui 60Kmh.
Corsia di sorpasso intasata.
Corsia di estrema destra completamente libera.
La tentazione è forte, ma la stradale è in agguato: si va in nomination!
Rientrati in gioco, si può provare a sorpassare sulla sinistra, si trova uno spazio, si accende la freccia ed ecco che, da distanza siderale, un BMW comincia lampeggiare chiedendo strada.
I nervi cominciano a cedere.
Meglio fermarsi ad un autogrill.
Inutile tentare di parcheggiare all'ombra, è un concetto assolutamente astratto.
Buona cosa sarebbe anche soprassedere dall'acquisto di un panino, tanto vale addentare la custodia della macchina fotografica, il sapore è lo stesso.
Si riparte, iniziano i lavori, la produzione consiglia di munirsi di travelgum, i continui cambi di corsia, è stato accertato, provocano l'effetto mal di mare.
I punti di maggiore ingorgo, magicamente, si creeranno all'interno delle gallerie, tutti allegramente in coda col motore acceso.
All'uscita dalla galleria, altro "disturbatore", un ominide con giubbetto catarifrangente, bandierina nella mano sinistra e cellulare nella destra.
Nonostante siate costretti dalla coda di 85Km a procedere a 20Kmh, lui, con gli occhi sul display del cellulare e la lingua fuori dalla bocca a sottolineare l'ardua lotta del suo pollice contro il T9, vi agiterà davanti la bandierina intimandovi di affrettarvi.
Se il giocatore non resisterà alla tentazione di infilargli la bandierina su per il culo, la nomination sarà certa!
Alla fine della gimkana, un tratto di felicità, e poi le curve calabro-lucane.
A questo punto entrano in gioco i principi dell'asfalto: i Tir.
Costoro si sorpasseranno a vicenda alla folle velocità di 90Kmh, tempo minimo per ogni sorpasso: 8'!
Inutile attaccarsi al clacson, il pubblico da casa ne terrà conto al televoto!
Giunti nel vibonese, anche la natura si metterà contro i partecipanti: gli altissimi viadotti sul mare sono un pericolosissimo elemento di disturbo (ma contro questo non si può fare nulla).
Alla fine, forse!, ne resterà solo uno.
Chi riuscirà a raggiungere Reggio Calabria senza aver bisogno di un periodo di riposo presso una clinica psichiatrica, sarà il campione.
Forse, così facendo, almeno un turista riuscirà ad arrivare in Calabria.

martedì 3 giugno 2008

mercoledì 21 maggio 2008

Verum ipsum factum

Il filosofo Giambattista Vico è vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700 .
Nato, cresciuto e morto a Napoli.
Il suo nome, per me, è legato all'omonima piazza, a Napoli, vicino Piazza Carlo III, al centro della quale, da qualche millennio, c'è una giostra, una di quelle in cui un cavalluccio marino, un elefante, un'automobile, un camion dei pompieri e chi più ne ha più ne metta, si rincorrono senza mai raggiungersi.
Raccontano i miei che, un giorno, tornando da Edenlandia, dove avevo trascorso tutta la giornata passando da un gioco all'altro, ho avuto il barbaro coraggio di mettermi a piangere perchè volevo fare un giro proprio su quella giostra.
I miei parenti napoletani, ogni volta che passiamo dalla piazzetta, puntualmente, mi ricordano il fattaccio.
Vico era il filosofo del "verum et factum reciprocantur seu convertuntur", secondo cui la verità è nello stesso fare, l'unica verità che ci è possibile conoscere deriva da ciò che noi stessi abbiamo costruito (solo Dio, creatore del mondo, ha la verità assoluta).


La storia, si sa, ama prendersi gioco dell'uomo.
Se Vico fosse oggi ancora vivo, dovrebbe cambiare nome!





venerdì 9 novembre 2007

Lisbona, impressioni di novembre #3

Quando, finalmente, il viaggio a Lisbona ha smesso di essere un sogno e si è concretizzato materializzandosi sotto forma di biglietti aerei, ho cominciato a girare su Internet e a spulciare le guide turistiche in giro per le librerie per capire cosa poter/dover vedere.
Alla voce "bambini", come destinatari delle offerte della capitale lusitana, c'era l'oceanario: la via era irrimediabilmente segnata!
Perchè si, queste cose mi affascinano e mi emozionano proprio come capita ad un bambino, anche se evito di emettere quei suoni tipici dei bambini davanti alle gabbie negli zoo o alle vasche negli acquari, quel misto di paura e felicità che si trasforma in grido che supera di molto i limiti dell'inquinamento acustico.
L'oceanario di Lisbona è il più grande d'Europa ma, sinceramente, non mi è sembrato molto più grande dell'acquario di Genova e inoltre non abbiamo visto nè tartarughe nè delfini.
In compenso, c'era l'eroe incontrastato di tutti gli acquari, anche se il mio, di eroe, era un altro.
Tra razze che sembrava volassero, sotto lo sguardo fisso e diabolico degli squali, tra banchi di pesci e cernie di 50 Kg, lui, impassibile e pacifico, portava a spasso la sua enorme mole col semplice movimento di due sole pinne.
Lento, compiva il suo giro noncurante del turbinio ittico che lo circondava.
Ma l'oceanario non è che una delle attrazioni del quartiere oriente, nato nel '98 e che è la dimostrazione che bello e utile sono facilmente coniugabili, se le risorse, umane, tecniche e materiali vengono ben utilizzate.
A partire dalla meravigliosa stazione (suggestivo il fatto che i convogli della metro che raggiungono questo quartiere e fanno capolinea in questa stazione, portino la scritta "Destino Oriente") opera di Calatrava, e poi gli ampi viali costellati da vulcani che eruttano acqua, le incredibili fontane, e ancora le palme contorzioniste, mentre sopra di noi si svolgeva una regata tutta particolare.
Dalla parte opposta della città, dove le acque del Tejo sanno di oceano, si trova un altro quartiere, altrettanto suggestivo, ma per motivi completamente diversi.
Se Oriente è il quartiere dell'Expo, il luogo dove tutto il mondo moderno si incontra e si confronta, Belèm, con la sua Torre, ricorda gli uomini che, con i loro viaggi, hanno contribuito a dare a questo mondo la forma che oggi conosciamo.
Sotto le sue finestre sfilavano, per buon augurio, tutte le barche che prendevano il mare.
Poco più in là, infatti, svetta la Padrao dos Descombrimentos, monumento eretto per celebrare proprio questi eroici navigatori.
La pedrao è altissima, e salendo in cima si gode un'ottima vista e si può meglio apprezzare il mosaico posto ai suoi piedi, ma più che la sua altezza, incuriosisce la forma, che ricorda la prua di una nave che sta per salpare.
Dall'altra parte della strada, verso l'interno (difficilmente raggiungibile visto che per attraversare la strada ci sono solo due cavalcavia, a distanza siderale l'uno dall'altro) si erge il maestoso Monastero di Jerónimos, che oltre a custodire la tomba di Vasco de Gama, nasconde al suo interno un chiostro di una bellezza sconvolgente.
Ci resta il tempo e lo spazio per archiviare l'ultimo tramonto su Lisbona, ed è già ora di saluti, perchè si riparte.
Era dal '95 (minuto più, minuto meno) che sognavo questo viaggio, per "colpa" di Wim Wenders e del suo Lisbon Story, un film di cui non ricordo più neanche la trama, che ho visto una sola volta, e che forse neanche rivedrei.
Ricordo che quella sera O. e P. mi portarono al cinema (il Delle Province, il cinema preferito dagli studenti universitari!) quasi di peso, visto che presagivo una serata Potëmkin (definizione, omaggio al film sovietico, con la quale etichettavamo i film pesanterrimi).
E il film, effettivamente, mi risultò pesante, ma quelle immagini fissarono in me l'idea di una città stupenda, dalle atmosfere magiche e dagli scorci mozzafiato.
Quella sera, tra l'altro, ascoltai per la prima volta la voce della Salgueiro e il suono dei Madredeus, mi restò dentro soprattutto una frase di questa canzone:

Eu quero que o meu caixão
Tenha uma forma bizarra
A forma de um coração
A forma de uma guitarra


Piacerebbe anche a me, soprattutto ora che ho visto che Lisbona è proprio come speravo che fosse.

giovedì 8 novembre 2007

Lisbona, impressioni di novembre #2

Di fronte all'Hard Rock Cafè (un negozio che vende magliette), di fianco a quella meraviglia che è(ra) il teatro Eden, in Praça dos Restauradores, si prende l’Elevador da Gloria, altra esperienza che non può mancare nel curriculum del perfetto turista.
Questa sorta di tram scala, in un'unica, lenta, tirata una salita improponibile da fare a piedi e raggiunge il Bairro Alto (che poi, noi l'abbiamo scoperto l'ultimo giorno che non si chiamava Barrìo, come erroneamente, ma molto più musicalmente, pensavamo noi!).
La nostra guida ci suggeriva una visita alla Praça do Principe Real dove avremmo potuto assistere a scene di ordinaria quotidianeità lisbonese, come le nonne che pascolano i nipotini e gli anziani lisbonesi che giocano a carte.
Ed era veramente così!
A dire il vero, insieme ai giocatori di carte, c'era anche un vecchietto un pò stronzo che non voleva che lo fotografassimo e G. si è pure sorbito un cazziatone in portoghese, con tanto di bastone agitato per aria.
Sotto il giardino al centro della piazza, c'è il museo dell'acqua, o meglio, uno dei tre musei dell'acqua di Lisbona: non andateci, non c'è niente, neanche l'acqua!
Nella discesa verso Santa Caterina, quasi casualmente, ci imbattiamo in un Monastero con un bellissimo chiosco e una storia antichissima e tristissima fatta di ragazze portatrici di handicap che venivano qui dentro segregate, o almeno così ci è sembrato di capire da quello che la nostra guida, un'arzilla vecchietta in un inglese intervallato da sonore pernacchiette, ci ha spiegato.
Quello che non ci ha saputo/voluto spiegare è perchè, nel bel mezzo dell'altare della (bellissima) chiesa all'interno del monastero (tutta tempestate di legni intarsiati e rivestiti di oro nella parte alta e mosaici olandesi su maioliche in quella bassa) campeggiasse un'immagine dalle fattezze diaboliche.
La gita nel Bairro Alto prosegue alla volta del Miradouro di Santa Catarina, ogni viuzza che percorriamo ha un fascino particolare, se non fosse che gli odori che percepisco e le voci che sento non mi appartengono, sembrerebbe proprio di passeggiare per le stradine del mio paese, con tanto di panni stesi ad asciugare, donne che parlano da balcone a balcone, giardini pensili e incongruenze cromatiche.
Dal Miradouro si gode di una bellissima vista sulla città, da ponte a ponte, proprio di fronte alla statua del Cristo Rei, con sottofondo di bonghi e aromi che colorano l'aria.
Altra superba vista, è quella che regala (previo regolare pagamento di biglietto) il castello São Jorge, posto in cima al quartiere dell'Alfama.
Il castello conserva ancora un'aurea magica e così, tra bocche di cannone e suggestive feritoie, può capitare di vedere gente che, in preda ad una nuova sindrome di Stendhal, si spalma per terra appena oltrepassato il ponte elevatoio o non riesce più a ridiscendere le scale.
L'ultimo regalo, il castello lo fa appena passate le mura.


(...to be continued)

mercoledì 7 novembre 2007

Lisbona, impressioni di novembre #1

La prima cosa che mi colpisce (e che colpisce soprattutto G.), appena uscito dall'aeroporto Portela (oltre alla meraviglia per aver trovato il bagaglio di E. integro e subito pronto, nonostante il cambio a Monaco di Baviera!) è la luce.
Sarà anche perchè a Roma abbiamo lasciato freddo e pioggia, e invece qui, appena scesi dall'aereo, siamo accolti da un caldo sole, ma la luce che pervade Lisbona ha qualcosa di particolare.
Un pò come quando l'aria, spazzata dal vento, senza impurità, filtra i raggi del sole restituendogli la naturale dignità, così la luce del sole si posa calda su Lisbona e accarezza il bianco delle chiese, i colori pastello dei palazzi, il blu delle azulejos, il mosaico dei selciati bianchi e neri delle strade del centro.
Confortati da un tepore che avevamo scordato, inizia il nostro lungo week-end lisbonese.
Per immergerci subito e meglio nella vita lisbonese, invece del banale taxi o dell'iperturistica navetta, optiamo per un proletarissimo autobus di linea (che già questo ci fa strano, visto che siamo abituati a prendere il treno per andare da Fiumicino a Roma!).
La nostra pensão è proprio sopra una fermata della metro, perciò abbiamo tutto a portata di mano, considerando il fatto che Lisbona (meno di 1/5 degli abitanti di Roma!) ha ben 4 (quattro!) linee di metropolitane, un fottìo di autobus, per tacere dei pittoreschi tram.
A parte proprio i piccolissimi tram, che sono presi d'assalto dai turisti e sono, logicamente stracolmi di gente, metro&bus sono puntualissimi, puliti e mai affollati, nonostante i treni della metro siano decisamente piccoli (3 convolgi in media) e la città non abbia corsie preferenziali.
Si innesca così un circolo virtuoso, che restituisce una città con un traffico decisamente sostenibile e senza sciami di scooter.
Tra l'altro, alla faccia dei luoghi comuni, i lisbonesi si mettono pazientemente in fila per pagare il biglietto, e si mettono anche in fila, ordinatamente, per salire sull'autobus.
Lisbona non ha un centro, ne ha diversi, a diversi piani.
C'è il Rossio(che in realtà sarebbe Praça Dom Pedro IV, ma i lisbonesi se ne infischiano), con la fontana e i suoi famosi caffè, gli sciuscà lisbonesi (accanto ai simboli della globalizzazione, cellulari e auricolari bianchi, farsi lustrare le scarpe a Lisbona continua ad resistere in testa alla classifica degli status symbol) e la squisita Ginjinha, un delizioso (e altamente alcolico) liquore con le ciliegie, da consumare in piedi davanti alla bottega chesta lì da centinaia di anni.
Percorrendo una delle tante strade che parono dal Rossio, scortati da uno stupendo sole, si arriva a Praça do Commercio, una meravigliosa terrazza sul Tago con tanto di statua equestre che mostra il posteriore alla città.
Anche senza sole, le strade intorno al Rossio mantengono un particolare fascino e se si riesce a sfuggire alle decine di venditori ambulanti che offrono ashìshmariuanacocaina insieme ad occhiali da sole, percorrendo una delle tante salite (lungo le quali si possono avere piacevoli sorprese), si arriva al famosissimo Chiado, dove, assediato da onnipresenti marchi di multinazionali (che poi, vorrei capire perchè solo a Roma la FNAC è in culo alla luna!), stoicamente resiste il monumento a Pessoa, meta di un vero e proprio pellegrinaggio di turisti.
La foto seduti al tavolino, di fianco allo scrittore, è d'obbligo.
E noi non ci sottraiamo!
Pochi metri più in là, le rotaie portano fino all'Alfama, con il suo carico di fascino e degrado, ed è proprio il secondo che (noi, coraggiosi) teniamo più in conto, e così, dopo aver provato ad inerpicarci attraverso le impervie stradine, al primo (presunto) tentativo doi accerchiamento da parte di poco ospitali indigeni, decidiamo di accontententarci di passarci attraverso su di un pittoresco tram che sfila a pochi centimetri da balconi e porte; ce lo godiamo a distanza, dal miradouro di Santa Lucia e anche attraverso una suggestiva composizione di azulejos.



(...to be continued)

martedì 6 novembre 2007

giovedì 1 novembre 2007

...0!

E finalmente, si parte!


giovedì 4 ottobre 2007

martedì 2 ottobre 2007

Police on my...front

Finalmente, ci siamo!
Oggi si parte, ci aspetta Torino, ci aspetta lo Stadio delle Alpi, ci aspettano i Police!
Dopo un'attesa di sei mesi e 20 anni, il momento è arrivato.

lunedì 1 ottobre 2007

O'zapft is!

Che poi, in tedesco sarebbe "Es ist angezapft", ma la definizione "in oggetto" è in dialetto bavarese e sta ad indicare il colpo di martello con cui il sindaco di Monaco (di Baviera) stappa la prima botte di birra del (o della?) "Wiesn".
Questo è il significato, più o meno, letterale, ma in senso figurato (e molto più pregnante), "O' zapft is!" significa che inizia la festa, iniziano le due settimane dell'Oktoberfest.
Se date un'occhiata alla cifre della festa della birra più famosa del mondo, restrete allibiti: oltre 6milioni di litri di birra, 500.000 polli e 400.000 würstel, il tutto consumato in 14 giorni da oltre 6milioni di visitatori (la media di 1lit a persona....è solo una media).
Le origini di questa festa si fanno risalire al 1810, quando alle nozze del (futuro) Re Luigi I con la Principessa Therese di Sachsen-Hildburghausen venne invitata tutta la cittadinanza e la festa si svolse in un prato alle porte di Monaco.
La festa piacque molto e così decisero di ripeterla anche l'anno dopo, e poi quello dopo ancora e poi...insomma si è capito.
Quel prato venne ribattezzato, in onore della principessa, "Theresienwiese".
Ancora oggi, l'Oktoberfest si svolge lì, anche se ormai non è più alle porte di Monaco ma a ridosso del centro della (stupenda) cittadina tedesca.
Una (grossa) fiera di (un grosso) paese per alcuni, un'adunata (sediziosa) di 'mbriaconi per altri, una tradizione importantissima per i bavaresi, una delle feste più belle al mondo per me.
La tradizione vuole che all'Oktoberfest si vada in camper, noi siamo sempre partiti il mercoledi sera, con un camper pieno di roba da mangiare (chè sennò che italiani (con l'aggravante della meridionalità!) saremmo?) e con prima sosta prevista ad Orte, dove consumare una tradizionale lasagna preprata apposta.
Tutta la notte in viaggio, alternandoci alla guida del camper.
Che paura la prima volta sotto le alpi, grandissime, spettrali con quelle pareti nere, altissime.
E quell'altra volta, invece, che in Austria nevicava che sembrava la notte di Natale.
Poi l'arrivo, la mattina presto, a Monaco, perdersi per le vie della città alla ricerca del parcheggio.
Chiedere informazioni all'unico passante, un muratore che, interrogato in ignlese, risponde in calabrese.
E poi, finalmente, il Theresienweise, grandissimo, coloratissimo con quel tipico odore, un misto di manzo arrosto, zucchero filato, miele e cannella.
Entrare in un capannone (uno dei Tents) di mattina e vedere tutte quelle persone anziane con dei boccali più grandi di loro, vederli poi (i tents) trasformarsi di sera, brulicare di gente di tutte le età e di tutte le nazionalità, aggrappati ai boccaloni di birra (i Wiesn-Maß), ballare canzoni da discoteca suonate da orchestrine bavaresi.
Tutti irrimediabilmente ubriachi, ma festosi.
Allo stesso tavolo calabresi e friulani, inglesi e francesi, giovani e anziani, a cantare stupide canzoncine bavaresi, a ridere, a bere, soprattutto a bere.
Il mio record personale, in una serata, è di sette boccali (quindi 7 litri), ma è un'approssimazione per difetto, visto che il calcolo è basato sui boccali che ho pagato, non sono considerati infatti, quelli eventualmente rub...ehm, presi in prestito dai vicini di tavolo.
Guardo le foto dell'edizione di quest'anno, c'è persino Toni (con consorte) in abiti bavaresi, leggo che il week-end centrale della festa è stato denominato (chissà perchè!?) il week-end degli italiani e che la polizia italiana, da quest'anno, collabora con quella tedesca per garantire l'ordine pubblico, guardo le foto delle cameriere con tutti quei boccali...che rabbia non essere lì!

martedì 18 settembre 2007

martedì 28 agosto 2007