"Buonasera e benvenuti a Guidonia [...] e ringraziamo quindi il sindaco di Guidonia [omissis] per questa prima scelta e diamo il benvenuto ad un capisaldo della nostra cultura cantautorale italiana....DANIELE SILVESTRI!"
Esordisce così, con oltre mezz'ora (canonica) di ritardo, il "presentatore" del concerto, avvisando(ci) pure di non andare via dopo la fine del concerto, chè il cantautoredanielesilvestri riceverà, nientepopòdimenoche, dalle mani del sindaco di Guidonia (che durante il concerto credo di scorgere a lato palco, accompagnato da una procace indigena in abito da sera) un premio per un non meglio specificato merito.
Inutile dire che, da quel momento in poi, Daniele è stato apostrofato "...a capisardo!".
Grazie alla complicità di
Vica, mi aggrappo alla transenna e nel frattempo l'immensa piazza va riempiendosi.
Arriva Daniele, si comincia, come al solito, con
Marzo 3039.
Sul palco dovrebbe arrivare un ospite, per l'ennesima volta mi era arrivata voce di una
A me ricordi il mare fatta in due, Daniele preannuncia una sorpresa, un ospite....sarà il
Bove?
Niente affatto, e il set da percussionista già allestito ci fa capire che l'amico ritrovato è il grande Ramòn, finalmente libero dalle grinfie della
Bandabardò, che se l'è tenuto in tour per ben cinque anni!
Che bello rivederlo sul palco, che bello risentire la tromba e che bello vedere Daniele che,seduto al piano, alza lo sguardo sorridente ogni qual volta Ramòn ci soffia dentro.
E' proprio vero, la musica è l'unico linguaggio universale.
Il concerto è sempre lo stesso, Daniele, all'inizio, mi sembra un pò corrucciato, quasi come l'avvocato di
Che bella faccia.
Ma è solo una mia impressione, o forse man mano che la piazza si riempie e che il calore del pubblico arriva fino ai musicisti, Daniele si scioglie, e ritorna quello di sempre.
Una fantomatica "direzione" ha deciso che le prime file non possono fare foto, perciò, dopo pochi scatti, ripongo la mia
Nikon e mi godo lo spettacolo immortalandolo nella mia memoria (che non arriva ad 1GB, ma contiene abbastanza roba).
Da un concerto all'altro, ho la capacità di scordare i pezzi in scaletta, e così mi sembra che
Manifesto a Perugia non ci fosse, ma a Guidonia c'è.
C'è, ovviamente, la nuova, spassosissima, versione de
Il flamenco della doccia (con tanto di testo dimenticato e suggerito da Maurizio) con rima baciata adattata a Cristicchi e c'è anche una versione "sperimentale" de
La paranza, che, anche se continua a non convincermi affatto, non può non coinvolgermi ritmicamente.
Tra una pausa e l'altra, un gruppetto continua a chiamarlo "capisaldo", ma Daniele non raccoglie, o non sente, raccoglie invece il commento di qualcuno, in lontananza, che gli chiede che colore abbia la quiete, "E' che sò daltonico, e ancora non l'ho capito", risponde Daniele.
Senza la responsabilità della macchina fotografica, mi godo ancora di più quei pezzi che, in questi anni, ho sempre bistrattato e che per questo, ho sempre ascoltato distrattamente, canzoni che, nell'arrangiamenteo di questo tour, ho imprato a capire, ad ascoltare, ad amare:
Aria,
L'autostrada,
La bomba e l'ultima
Mi persi.
Poesia, allo stato puro.
Si avvicina la fine del concerto, e il pubblico comincia con la consueta richiesta (comincio ad odiare questo momento!), ma questa volta, al coro "co-hi-ba! co-hi-ba!", si aggiunge un'altra, più opportuna, richiesta: "Daniè! Facce testardo!"
E così, introdotta da un "...a gentile richiesta", arriva l'inno bergamasco per eccellenza.
Che bei momenti!
Anche se, e solo chi c'era può capire, la versione che Daniele fece in duetto con Max Gazzè a Capannelle qualche anno fa, resta memorabile!
E' arrivato il momento tanto atteso, volo solo andata per Cuba, omaggio al paese di Ramòn, chiosa Daniele.
Ma mentre riaccorda la chitarra, alle spalle del palco partono i fuochi d'artificio di una qualche festa patronale (mi sa che, novelli Don Camillo e Peppone, sindaco e parroco di Guidonia si siano pestati i piedi, altrimenti non si spiega perchè concerto e spettacolo pirotecnico si siano accavallati), lo faccio notare a Daniele, il quale si gira e dice "..su questa canzone i fuochi ci stanno bene!".
Inizia la favola cubana, e mentra l'America ci osserva con sospetto, noi cominciamo a defluire, chè mica vogliamo fare la fine di
Guzzanti sulla tiburtina, e così, allontanandoci dal palco, lo spettacolo delle fontane di fuoco che sovrastano il palco ci ripaga alla grande per il mancato finale.
In macchina chiedo al mio amico
Emilio, trascinato ad un concerto di Daniele per la prima volta, cosa gliene sia sembrato, "Proprio bravo...e proprio bello lo spettacolo".
Ne sono orgoglioso, quasi come se avessi un qualche merito nella bravura di Daniele.
E ora inizia l'attesa per il tour invernale, perchè, salvo improbabili cambiamenti, questa era la mia ultima tappa del Latitante Tour Summer Edition.
Venceremos, por esto, venceremos.